ASTROLOGIA IN LINEA
ASTROMAGAZINE - RUBRICHE - Nel cuore del simbolo

IL SOLSTIZIO D'INVERNO, SANTA LUCIA E LA FESTA DELLA LUCE

a cura di Giovanni Pelosini
 

Il giorno più breve dell’anno si verifica con il Solstizio d’Inverno, quando la Terra, nel suo annuale moto di rivoluzione intorno al Sole, si trova con l’asse inclinato in modo da mostrare verso la luce della nostra stella soprattutto l’emisfero meridionale.
Nel 2016 il Solstizio d’Inverno è esattamente alle 11.44 (ora italiana) del 21 dicembre, e ciò coincide naturalmente con l’ingresso del Sole nel segno del Capricorno. In quel momento il Sole raggiunge il suo punto più basso nel cielo del nostro emisfero, ma, sempre da quel momento, ricomincia ad alzarsi sull’orizzonte, e giorno dopo giorno i suoi raggi si avviano a diventare sempre più caldi e duraturi.

La luce del Sole al Solstizio invernale è preziosa, perché da sempre essa rappresenta la vita, il calore, la gioia, e non solo simbolicamente. Nell’antichità gli esseri umani, quando osservavano il Sole nei sei mesi precedenti declinare sempre più, si stringevano nelle loro grotte, temendo il freddo e l’oscurità.
Forse a lungo temettero che il Sole continuasse a declinare in basso fino a scomparire lasciandoli nel buio per sempre. Cominciarono così a celebrare così il ciclo annuale e pregarono affinché la luce del Sole si rinnovasse sempre: da qui i millenari riti dei fuochi notturni, dei ceppi natalizi, degli alberi sempre verdi e delle candele.
Forse l’uomo moderno lo ha dimenticato, ma tutti questi erano, e sono ancora, sacrifici rituali celebrati per invocare il ritorno del semestre luminoso. Uno dei simboli più significativi di questo importante passaggio stagionale è Lucia, che già nel nome è il massimo emblema della “luce”.

IL GIORNO PIÙ CORTO

Una popolare filastrocca ricorda che “Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia”, e così molti pensano che il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, coincida con il Solstizio d’Inverno. In effetti le giornate dicembrine sono brevi e fredde, ma la durata del dì più corta di tutte di solito è il 21 dicembre, talvolta il 22; e questo è un dato di fatto astronomico che sembra contraddire il buon senso popolare dell’antico proverbio.

Qual è allora il perché di questa inesattezza? Forse solo il richiamo simbolico che associa il nome Lucia alla luce? Infatti, il nome Lucia, di chiara derivazione latina, significa ‘luminosa’, ‘splendente’, e richiama per similitudine la luce solare.
In realtà il famoso detto popolare è esatto, o meglio, lo era fino al 4 ottobre 1582, tramandandosi poi intatto fino ai nostri giorni.
L’origine della filastrocca quindi è molto antica, risalendo all’epoca in cui il vecchio Calendario Giuliano stava mostrando le sue maggiori discrepanze con l’anno tropico. Nel XVI secolo, infatti, si era ormai accumulata, secolo dopo secolo quella piccola ma significativa differenza fra la durata dell’anno civile e quella dell’effettivo anno solare. Gli astronomi avevano calcolato che il calendario era in anticipo di circa dieci giorni rispetto al movimento apparente del Sole intorno alla Terra, ed era ormai tempo di intervenire per evitare ulteriori sfasamenti fra le stagioni e il calendario. Le teorie copernicane si stavano lentamente e faticosamente facendo strada, e le autorità religiose non vollero apparire conservatrici a oltranza di un calendario palesemente sbagliato, che rischiava di far festeggiare con troppo anticipo la Pasqua secondo le regole fissate nel Concilio di Nicea nel 325. Prima o poi i riti della Pasqua si sarebbero celebrati in pieno inverno, e l’anticipo delle tradizionali pratiche primaverili dei contadini e degli allevatori non sarebbe più stato accettabile.
Nel 1582 il Solstizio d’Inverno, giorno più corto e più buio dell’anno, era ormai da tempo anticipato al 13 dicembre, non a caso giorno in cui si ricordava Santa Lucia, quando Papa Gregorio XIII decise di intervenire per recuperare i dieci giorni perduti. Con la Bolla Papale Inter Gravissimas si decretò la riforma del calendario, e il calendario fu così riallineato con le stagioni astronomiche.

Giovedì 4 ottobre 1582 fu l’ultimo giorno del vecchio calendario di Giulio Cesare. L’indomani si decise che fosse venerdì 15 ottobre 1582 del nuovo Calendario Gregoriano. Si persero così dieci giorni, che non sono mai esistiti nella storia, ma rimase intatta la millenaria successione dei giorni della settimana. Con la regola degli anni bisestili, tuttora in vigore in ogni parte del mondo, fu ridotta al minimo per molti secoli a venire la inevitabile discrepanza fra la durata media dell’anno civile e la durata effettiva dell’anno solare.
Fu così che, dal 1582, il giorno più breve dell’anno, cioè il Solstizio d’Inverno, non fu più il 13 dicembre, Santa Lucia, ma il proverbio continuò a essere tramandato oralmente con successo, e la tradizione è ancora viva.

LA FESTA DELLA LUCE

Per motivi comprensibili la tradizione della Santa della Luce è ancora molto popolare in Europa settentrionale, dove la latitudine accentua le differenze fra le stagioni, e l’inverno si manifesta con periodi di luce brevissimi, se non virtuali. Nel nord della Lapponia il Sole non sorge affatto per alcuni giorni, e il suo ritorno è vivacemente atteso.

La tradizione svedese della festa invernale della luce, iniziata nel 1920, è ancora molto popolare. Per Santa Lucia in ogni famiglia scandinava, la figlia maggiore si sveglia alle quattro del mattino, cucina dolci e prepara il caffè. Poi indossa una tunica bianca con una fascia rossa, e si cinge il capo con una corona di candele, mentre numerosi lustrini brillano sui capelli. Così addobbata, serve la colazione ai genitori, seguita dalle sorelle minori, tutte in tunica bianca, ma con la fascia dello stesso colore. I giovani maschi della famiglia mettono invece cappelli di carta e portano bastoni ornati di stelle.
E tutti insieme cantano gioiosamente in coro una versione nordica della canzone tradizionale napoletana:

“Sul mare luccica l’astro d’argento.
Placida è l’onda, prospero è il vento.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia!”

Spesso si forma una processione di vergini che si muove cantando di casa in casa, annunciando il sorgere del sole e l’inizio del semestre della Luce.
Il vincitore del Premio Nobel per la letteratura ha quindi l’onore di incoronare simbolicamente una ragazza svedese in rappresentanza nazionale di tutte le interpreti della Santa della Luce, incarnazione più recente di una più antica Dea pagana della Luce.

In alcune parti d’Italia, nella buia notte fra il 12 e il 13 dicembre, Santa Lucia svolge il ruolo che altrove è di San Nicola (Santa Klaus) o del più laico Babbo Natale: la tradizione vuole che Lucia porti doni ai bambini, proprio mentre sta conducendo il mondo intero verso la Luce.

LA STORIA DI SANTA LUCIA

Le antiche fonti agiografiche narrano che Santa Lucia nacque nel III secolo da una ricca famiglia cristiana a Siracusa, nella solare Sicilia, e fu martirizzata, secondo la tradizione, il 13 dicembre del 303, durante le persecuzioni di Diocleziano.

La giovane Lucia era molto devota a Sant’Agata, e un giorno andò in pellegrinaggio a Catania per chiedere la guarigione della madre Eutice, affetta da una grave emorragia. Sant’Agata apparve alla giovane dicendole che essa stessa avrebbe potuto operare il miracolo della guarigione, grazie alla sua fede e alla sua purezza. Dopo l’apparizione, si narra che Lucia sia tornata a Siracusa donando ai poveri e ai sofferenti tutti i suoi averi e camminando nelle catacombe con una lampada appesa alla testa.

La giovane decise quindi di consacrarsi a Dio e di non sposarsi più, come invece aveva pensato di fare in precedenza. Fu così che il fidanzato rimase assai deluso (forse più per la mancata dote che per vero amore) e la denunciò come cristiana al governatore romano Pascasio.

Lucia fu quindi arrestata e, rifiutando di abbandonare la sua fede e di celebrare il rituale sacrificio agli Dei, fu condannata alla tortura. La Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine racconta che Lucia fu minacciata di essere condotta in un postribolo per essere violentata; ma che ella rispose: “Il corpo non è insozzato se non col consenso della mente”.

Il 13 dicembre del 303 il governatore Pascasio le fece legare mani e piedi, ma non fu possibile muovere il suo corpo neanche con la forza di mille buoi. Allora fu cosparsa di orina ma il prodigio non cessò, e, anche in mezzo alle fiamme, miracolosamente non bruciò. Infine Lucia fu colpita alla gola con una spada, ma prima di morire profetizzò la fine dei suoi aguzzini.

Fu sepolta nello stesso luogo del martirio e molto presto si diffuse il suo culto, finché le fu eretto un santuario ad appena dieci anni dalla morte. Un’epigrafe di marmo del IV secolo testimonia il suo antico culto nelle catacombe di Siracusa. Una chiesa le fu dedicata a Ravenna nel 384, e un’altra a Roma dopo poco. La sua fama crebbe e le autorità decisero di traslare le sue reliquie a Costantinopoli nel 1039; da qui furono prelevate dopo la crociata del 1204 e portate a Venezia. Ma è a Siracusa che il suo culto è ancora vivo e la santa è invocata a proteggere la città in occasione di carestie, guerre e terremoti. La popolazione ancora le è riconoscente la prima domenica di maggio per aver salvato la città dalla carestia del 1646.

GLI OCCHI DI SANTA LUCIA

Essendo da sempre correlato il suo nome simbolicamente alla luce, dopo il Mille si affermò la leggenda dei suoi occhi strappati durante la tortura, associando la luce alla vista, e quindi agli occhi.

Per questo Santa Lucia è patrona di ciechi, oculisti, elettricisti, sarti e ricamatrici, e sono numerosissimi gli ex voto a forma di occhi che i devoti guariti le dedicano. Nel Medio Evo si fabbricava un rimedio per gli occhi arrossati con il suo nome, e ancora oggi è invocata a protezione dalle malattie degli occhi e dalle cataratte.

Nella Divina Commedia Santa Lucia è una delle tre donne benedette che proteggono il cammino di Dante nei tre regni ultraterreni. Il poeta la rammenta come “Lucia, nimica di ciascun crudele” (Inferno, II, 100), e ricorda i suoi occhi umidi di candido pudore e luminosi come il suo nome (Inferno, II, 116): “li occhi lucenti lagrimando volse”.

A proposito degli occhi, si ricordano i dolci tradizionali chiamati proprio “Occhi di Santa Lucia”; e anche i lucidi opercoli con lo stesso nome usati come piccoli gioielli apotropaici della santa protettrice della vista: spirali madreperlacei di alcuni gasteropodi mediterranei che ornano anelli e collane.

Gli occhi sono quindi diventati emblemi di Santa Lucia, ritratta spesso anche in compagnia del giglio della purezza e della palma dei martiri. Talvolta l’iconografia tradizionale la raffigura con un vassoio in mano contenente due occhi.

Però i documenti agiografici più antichi non parlano dei suoi occhi e della presunta tortura subita, per cui ritengo che questa tradizione derivi dall’associazione con il suo nome, e quindi dalla festività antica del Solstizio d’Inverno, che dal Medio Evo in poi cominciò a verificarsi intorno alla data della sua celebrazione.

Così come gli occhi accecati sono un’allegoria dell’oscurità invernale, Santa Lucia intercede simbolicamente affinché essi tornino a essere luminosi come il cielo, che progressivamente si illumina nel semestre successivo al Solstizio d’Inverno. Gli emblematici occhi che l’iconografia utilizza come simboli di Lucia, rammentano la Dea della luce che non conosce il tramonto: colei che custodisce la fiamma del Sole durante il semestre più buio dell’anno; e ricordano la salute della vista di colei che, pur non potendo mirare il fulgore del sole in Inverno, gode della sua luminosità nei cieli.





Copyright (c) 2003 Astromagazine - la rivista di Astrologia in Linea - Tutti i diritti riservati