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LA VITTORIA DI TRUMP E LA CRISI DELLE ÉLITE

a cura di Fabrizio Cecchetti
 

Le elezioni svoltesi l’8 novembre scorso verranno ricordate a lungo nella storia americana. Dalle urne, infatti, è uscito il nome di Donald Trump. Un personaggio non solo completamente nuovo e inatteso nella politica statunitense, ma anche molto controverso. Lo prova le numerose manifestazioni di dissenso nei suoi confronti che si sono dipanate dopo il voto nelle strade delle grandi città del paese, e così pure i continui sospetti di essere stato aiutato ad orientare l’opinione pubblica a suo favore da presunti hackers russi.

I motivi principali di questa inusuale reazione degli americani, specialmente di quelli che si definiscono democratici e progressisti, sono essenzialmente due. Il primo è senza dubbio legato alla campagna elettorale che l’odierno neo-presidente aveva condotto nei mesi precedenti le votazioni: troppo aggressiva, volgare e spregiudicata, sia nei toni che nei contenuti, per poter essere accettata dagli elettori più raffinati e moderati. Il secondo motivo è connesso, invece, al ruolo che hanno avuto i mass media americani nella durissima e spietata competizione per la Casa Bianca. Tutti o quasi i maggiori organi d’informazione statunitensi lo avevano dipinto come un outsider pericoloso, rozzo e impresentabile; come un candidato destinato inesorabilmente alla sconfitta dalla sua favoritissima rivale, Hillary Clinton. Mai previsione fu così sbagliata, come sappiamo, tuttavia molta gente li ha creduti e assecondati quasi ciecamente. A giustificazione dell’incredibile cantonata i media hanno ammesso di essersi fidati troppo dei sondaggi, unanimemente sfavorevoli a Trump, e di non aver capito l’entità del movimento popolare che stava montando contro il “sistema” rappresentato, invece, dalla Clinton.

Malgrado le scuse addotte, molti commentatori indipendenti sospettano che questo clamoroso abbaglio sia in realtà il risultato imprevisto di uno scontro titanico tra l’America profonda arrabbiata e l’establishment politico-finanziario del paese: il vero regista occulto dell’operazione comunicativa anti-Trump. Falsa od autentica che sia questa ipotesi (che qualcuno definirà maliziosamente “complottista”), l’unica cosa certa è che il noto imprenditore newyorkese ha inaugurato una presidenza che avrà grandi ripercussioni, sia negli USA, che nel mondo intero. Il successo di Trump, infatti, deve essere letto in rapporto ad altri avvenimenti che hanno scosso l’opinione pubblica negli ultimi tempi: l’avanzare delle destre populiste un po’ in tutta Europa e soprattutto la Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea in seguito al referendum del 23 giugno scorso. Un altro episodio, in linea con i precedenti, si è consumato in dicembre persino nel nostro paese: la sorprendente vittoria del no al referendum, in cui si chiedeva agli italiani l’accettazione o meno delle riforme costituzionali volute dal governo e da alcuni poteri esterni alla Repubblica.

L’impressione generale emergente da questa turbinosa catena di eventi è che le grandi masse dell’Occidente stiano cominciando a manifestare una crisi di rigetto nei confronti dell’élite cosmopolita che le guida, e che ha fortemente voluto la globalizzazione.

Quali sono le ragioni astrologiche alla base di questo fenomeno?

Scavando in profondità nel terreno delle configurazioni celesti degli ultimi anni troviamo senz’altro la loro radice più emblematica in un aspetto planetario epocale: la quadratura Urano-Plutone che si è formata tra l’Ariete e il Capricorno.

Per comprendere davvero il suo rapporto con la crisi di rigetto attuale dobbiamo, però, fare qualche passo indietro, a cominciare dall’analisi di Urano. Nella sua esaltazione verginea questo pianeta ha molto poco a che vedere con il cambiamento rivoluzionario, ma ne ha tanto con il lavoro, i lavoratori, gli operai, gli impiegati e i tecnici. Stessa cosa succede per la sua inflessione capricornica. Qui Urano è l’emblema del management, degli imprenditori, degli industriali e dei dirigenti d’azienda, non certo dell’innovazione avveniristica o dei sovversivi di professione.

Da questi comprovati abbinamenti si può facilmente arguire una cosa: le periodiche afflizioni del pianeta con gli altri “lenti” dello Zodiaco tendono a correlarsi con fenomeni socio-economici come il crollo dell’occupazione, la precarizzazione diffusa del lavoro, l’agitazione o l’indebolimento dei sindacati, il fallimento a catena delle aziende. Ciò avviene soprattutto quando Urano si scontra con Plutone, il famigerato signore dello Scorpione e dei Gemelli.

Il motivo principale di tali conseguenze nefaste è che il loro dissidio tende a bloccare il flusso di risorse necessarie alla produzione. Plutone, infatti, è a sua volta il simbolo del denaro, dei capitali, dei combustibili fossili e nucleari, ma anche dei banchieri, degli operatori finanziari, degli investitori in Borsa, delle corporation petrolifere. Rappresenta, insomma, la propensione umana a far circolare le risorse nel corpo della società, ricavando però da tale attività dei profitti astronomici. Anzi, potremmo dire senza mezzi termini che Plutone è l’emblema del guadagno super-redditizio, della speculazione dai contorni poco chiari, se non proprio truffaldini.

Quando questo pianeta transita nel segno del Capricorno, come adesso, l’esigenza di lucrare raggiunge l’apice, nel senso che viene perpetrata dal potere costituito, oppure da chi lo controlla segretamente. Ossia, come molti sospettano, da un gruppetto di uomini d'affari semi-sconosciuto e senza patria, che agisce nell’ombra, in nome di un’ideologia apparentemente logica e razionale, quindi “indiscutibile”: il neo-liberismo. Una sorta di fede riposta nella moltiplicazione della ricchezza che viene praticata non solo tramite i mezzi concreti di produzione, ma anche e in special modo attraverso i complicati ed oscuri meccanismi del mercato finanziario.

La consacrazione definitiva di questa dottrina a livello mondiale, non a caso, avvenne tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, quando si ammassarono in Capricorno il realistico Saturno, l’industrioso Urano e l’idealistico Nettuno, e mentre sguazzava in Scorpione il creativo ma subdolo Plutone. L’antico signore dell’Ade, come abbiamo visto, ora sta solcando proprio il segno in cui si verificò la tripla congiunzione. Tuttavia, anziché rendere più fecondo il sistema neo-liberista, Plutone oggi sembra essere il demone che lo porta verso l’auto-distruzione. La lesione di Urano in Ariete subìta dal pianeta degli inferi, naturalmente, non è affatto estranea alle enormi difficoltà in cui si sta dibattendo la nostra società turbo-capitalista. Oltre all’eccesso di fiducia nella cosiddetta “ingegneria finanziaria”, l’ostilità di Urano sta ad indicare che è in atto uno scontro tra due categorie sociali ben distinte: da una parte la vasta platea di lavoratori e di piccoli imprenditori, impoverita dalla crisi, e dall’altra la ristretta élite politico-finanziaria che invece si è arricchita a loro spese. Un conflitto, purtroppo, che si alimenta giorno dopo giorno con l’aumento del divario economico tra le due classi, ma anche con la frustrazione causata dal debito imposto dall’élite per tenere in scacco la parte più laboriosa ed onesta della società.

Man mano che viene svelato questo gioco subdolo e crudele, accresce pure la volontà dei ceti medio-bassi di divincolarsi dalla stretta asfissiante della casta, operante spesso attraverso dispositivi giuridici ed istituzionali del tutto legittimi (il Capricorno, dove si trova adesso Plutone, è un segno non a caso saturniano). Tuttavia il tentativo risulta un po’ scomposto, la gente annaspa alla ricerca di una propria identità e di una propria unità entrambe ormai a brandelli (Ariete leso). Piuttosto che lottare in modo compatto e razionale, infatti, si divide in fazioni, si scaglia contro il diverso da sé (opposizione alla Bilancia), si lascia sedurre da populismi e nazionalismi grossolani (Ariete leso), si lancia a testa bassa contro la democrazia e la giustizia (opposizione ancora alla Bilancia).

Tanto per avere un’idea delle tendenze in gioco attualmente, vorrei ricordare ciò che accadde nei primi anni ’30 del secolo scorso con la stessa posizione di Urano in Ariete, seppure al quadrato di Plutone in Cancro anziché in Capricorno: l’ascesa irresistibile di regimi totalitari come il fascismo, il nazismo, lo stalinismo, o l’ultranazionalismo giapponese. Un orientamento dittatoriale così massiccio ora non sarebbe più possibile, per fortuna, ma certe inclinazioni nazionaliste e militaresche sono indubbiamente ritornate a farsi sentire. Alcuni politici in Europa le stanno cavalcando e anche Trump lo sta facendo. Il neo-presidente americano, del resto, potrebbe essere considerato come la scheggia impazzita di un sistema di potere allo sfascio.

Plutone in Capricorno, afflitto da Urano, può essere interpretato non solo come l’indice di un fenomeno creativo ma anche come il segnale di un processo degenerativo che sta, appunto, colpendo la monolitica solidità della suddetta casta di intoccabili. L’impero capitalistico costruito sulle leggi del mercato, forse, sta traballando di nuovo, corroso al suo interno da una crisi irreversibile di credibilità. Nell’arco dei prossimi mesi Giove in Bilancia si disporrà più volte in aspetto negativo a Plutone e ciò potrebbe indicare che altri scandali verranno alla luce dalle segrete stanze del potere politico-finanziario, oppure del settore petrolifero-energetico che gli è strettamente associato.

Ma il vero momento della verità in cui potremmo assistere all’apoteosi o alla disfatta di questo sistema dominato dai “colletti bianchi” si colloca a pochi anni da noi: nell’arco del triennio che va dal 2019 al 2021. L’epicentro del sisma dovrebbe situarsi in particolare nel 2020, l’anno nel quale Saturno e Giove si congiungeranno uno dopo l’altro a Plutone in Capricorno, realizzando così uno degli accumuli planetari più imponenti del 21° secolo. L’esperienza ci dice che questi massicci raggruppamenti planetari implicano quasi sempre dei periodi di forte tensione e turbolenza.

Ci troveremo davanti alla caduta verticale dell’élite finanziaria dominante, travolti da una crisi economica irrefrenabile che lei stessa ha creato? Oppure saremo spettatori di un suo feroce consolidamento, piegati totalmente alla sua politica di controllo autoritario e di austerità? Speriamo proprio di sbagliarci sia in un senso che nell’altro.





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