ASTROLOGIA IN LINEA
ASTROMAGAZINE - RUBRICHE - Tutti al cinema

MARY SHELLEY. FRANKENSTEIN L'UTOPIA DELLA VERGINE

a cura di Elena Cartotto
 
Clicca sull'immagine

Nel 2018 anno che vede il riscatto del segno della Vergine, esce un film che celebra uno dei suoi più geniali rappresentanti, quasi che davvero l’astrologia funzionasse anche post-mortem: trattasi di Mary Shelley il cui nome rimane indelebilmente legato al suo romanzo più importante, Frankenstein, pietra miliare della letteratura gotica. Per chi non ne conosce la vita incredibilmente intensa e tormentata, è difficile immaginare la “mamma” del mostro dei mostri come un’eroina romantica. E invece Mary Shelley fu proprio questo: un caleidoscopio di emozioni che visse tra imprevisti, perdite laceranti, successi inattesi, lutti e sconfitte.

Vergine ascendente Cancro, dominata da Saturno, Luna, Plutone e Marte, tutti astri forti congiunti ai punti cardinali del tema, nella sua ricchissima 4^ casa e nei suoi valori cancerini c'è proprio impresso il destino della scrittrice. Il suo stellium in Vergine nel 4° settore con un Sole congiunto a Marte e Urano è esplicativo di molte delle vicende che la riguardarono, specialmente nella vita familiare e domestica: perse la madre a soli 12 giorni dalla nascita. Ebbe poi una matrigna e due sorellastre, figlie una del primo matrimonio della madre, e l'altra del secondo matrimonio del padre: una situazione che oggi supererebbe, forse, quelle dei nuclei allargati mentalmente più aperti. La sua fu una famiglia estremamente fuori dagli schemi per quei tempi, come del resto ben si evince dalla posizione di Urano, pianeta rivoluzionario che, però, causò anche scompigli e tragedie.

Mary figlia di un'antesignana femminista e di William Godwin un celebre intellettuale di formazione anarchico-comunista, che la congiunzione Sole-padre con Urano caratterizza in maniera esplicativa,  subì e, a tratti, cavalcò la feroce opposizione Marte - Plutone sull'asse 4^/10^ : dal rapporto difficile con la madre acquisita, alla fuga per amore con il poeta Percy Bysshe Shelley per cui il padre la ripudiò, sembra che lo sradicamento violento rispetto alla propria famiglia d’origine fosse segnato e inevitabile. Uno sradicamento che l’accompagnò a lungo, dato che il Leone Percy Shelley, amante di fasti e ricchezze, per mantenere case e servitù, fece debiti che Mary ignorava, e dalla mattina alla sera la coppia si ritrovò sul lastrico e nuovamente in fuga con, tra l’altro, la responsabilità di una bambina nata da poco e malaticcia che poi morì.

Mary amò teneramente e appassionatamente il fascinoso Shelley, come testimonia la sua 5^ casa ricca delle suggestioni di una Venere in Bilancia totalmente lesa e di un Nettuno in Scorpione solo beneficato. La sua vita amorosa fu avventurosa e anomala. Quando si innamorò di Shelley lui era ancora sposato, per questo il padre di Mary pose il suo veto. E lei che vedeva il padre come un pilastro del libero pensiero e del libero amore, data la sua formazione anarchica, soffrì moltissimo per questo strappo, anche perché fu proprio il padre a portare in casa Shelley che considerava uno dei suoi allievi più brillanti. I due amanti fuggirono e poterono congiungersi in matrimonio solo quando la moglie di Shelley si suicidò. Persero tre figli dei quattro avuti insieme e lo stesso Shelley morì giovanissimo per annegamento in mare, quasi a sancire l'apoteosi di quel Nettuno, mitologico dio del mare, nella 5^ casa di Mary che sembra essersi preso tutti i tributi possibili.

La congiunzione Sole - Urano in 4 ^ spiega anche le sue attitudini verso un certo tipo di letteratura: non è forse “Frankenstein, il moderno Prometeo", un titolo incredibilmente uraniano? E Frankenstein, assembramento di pezzi morti che riprende vita, non sembra rientrare in quella utopia virginiana che vede da un lato il sogno della "conservazione" estrema, come potrebbe esserlo anche l'ibernazione, e dall'altro, la vittoria della creatura contro ogni dio/creatore? L'Assoluto, infondo, il dio, l'infinito, appartengono ai Pesci, segno opposto alla Vergine, la cui ragione, invece, rifiuta i grandi slanci mistici. È nota la passione che Mary Shelley coltivò per scoperte e tematiche scientifiche, come indica il suo raziocinante stellium in Vergine, passione che ben ha saputo amalgamarsi con il suo potente istinto creativo ben visibile in quel Plutone al Medio Cielo sestile alla Luna che l’ha portata a scavare a fondo nelle emozioni e paure umane senza remore. E a fare di questa operazione un successo. Profuma di 4^ casa anche la genesi di Frankenstein partorito proprio in una casa molto particolare, quella di Ginevra di Lord Byron che da bravo Acquario, per togliere dal tedio i suoi ospiti nell’ “Anno senza estate”  e movimentare i cervelli, propose una sfida: creare la più bella storia di fantasmi che fosse mai stata scritta.

Con la sua congiunzione Sole-Urano in 4^Mary  era, però, troppo avanti per il suo tempo e che una donna proponesse un libro come quello era impensabile. Fu così che nella prima edizione del 1818 il romanzo dovette uscire in forma anonima. Molti pensarono, per la presenza della dedica a William Godwin, che l’opera fosse di Percy Shelley che così voleva omaggiare il suo grande maestro. In realtà la dedica era quella di Mary a suo padre con cui finalmente, nel frattempo, si era riconciliata e a cui voleva rimettere, in quel modo, il profondo debito culturale contratto con lui fin da quando era bambina. Stroncato da alcuni critici, Frankenstein, invece, come spesso accade, fu acclamato dal pubblico e gli stessi detrattori dovettero riconoscere, con l’uscita della seconda edizione, stavolta firmata, che se per un uomo quell’opera poteva definirsi un lavoro eccellente, per una donna era assolutamente straordinario. Mary aveva solo 21 anni ed era già salita sulle vette dell’olimpo letterario. Anche qui il marchio è evidentemente quello di Urano: non solo tragici imprevisti, ma anche successi improvvisi, fulminanti.





Copyright (c) 2003 Astromagazine - la rivista di Astrologia in Linea - Tutti i diritti riservati