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L'IMPORTANZA DEL PADRE

a cura di Lidia Fassio
 

La psicologia evolutiva ha parlato in modo estremamente esaustivo del rapporto tra la madre e il bambino ed ha analizzato in profondità tutte le dinamiche che si presentano all’interno di questa diade con tutte le possibili  conseguenze, positive e negative, che derivano da un buon rapporto, da uno mediocre, da un mancato rapporto o da un rapporto viziato e ambivalente. Insomma, nel bene e nel male, sull’importanza della madre si è scritto di tutto e di più mentre manca quasi del tutto un esame profondo e realistico che riguardi la figura del padre, nonché la sua importanza nell’infanzia e nella formazione della personalità del bambino e della bambina.

 

Tutto ciò è vero al punto che alcuni pensano che il padre non sia assolutamente indispensabile nei primi anni di vita e che il bambino possa tranquillamente vivere in simbiosi totale con la figura materna.

Ovviamente tutto ciò non è vero e, da qualche tempo, stanno cominciando ad alzarsi voci autorevoli che condannano questo modo di pensare e che sottolineano quanto invece sia importante il padre nell’equilibrio psicologico dell’infante e nella formazione dell’identità.

 

Quindi, se tutti a grandi linee sappiamo come si “costruisce l’immagine interiore della madre”, sono invece pochi a sapere come si costruisce la corrispondente immagina paterna, in quale età e in quali circostanze.

 

Nel nostro magazine cercheremo di compensare un po’ questa lacuna parlando a grandi linee di questa figura e della sua importanza nello sviluppo evolutivo di un bambino.

 

Il padre è molto importante per entrambi i figli nella fase di separazione dalla simbiosi con la madre; sarà proprio l’attrazione che il bambino sperimenta  verso il mondo esterno - portato dal padre - a favorire e completare questo passaggio. 

La moderna psicologia sostiene che quanto prima il bambino si rende conto di far parte di un sistema emozionale a tre quanto più ha possibilità di sviluppare una psiche armoniosa e una capacità di relazione.

Perché questo accada bisogna che la figura del padre sia premurosa e amorevole ma, in ogni caso, non deve mai essere un duplicato della madre.

 

L’importanza della figura paterna è in un certo senso “diversa” - ma non per questo meno importante – in un figlio maschio o in una figlia femmina.

Così, possiamo dire, senza tema di smentita, che l’assenza del padre produrrà una intensa “ferita relazionale” in una figlia, mentre si manifesterà con una profonda “ferita d’identità” e di autorealizzazione in un figlio maschio.

 

Il legame tra padre e figlio

 

Molti uomini, anche se quarantenni, continuano a lamentare una grandissima ferita legata all’assenza e alla distanza emotiva del padre che ha causato una reale incapacità in quel “sentirsi uomini” a pieno titolo di cui un uomo ha profondamente bisogno soprattutto oggi che non vi sono più rituali di iniziazione atti a determinare lo stato di “maschio adulto”; se manca il padre è  come se restasse un grande vuoto, difficilmente colmabile, che reca con sé la sensazione di non aver ricevuto quei “talismani e quegli strumenti” che sono necessari per affrontare la vita e la realtà esterna e diventare indipendenti e “individui” a pieno titolo.

 

Per prima cosa il padre nella vita di un figlio maschio propone un modello di “somiglianza” che serve a far prendere coscienza al bambino che esistono due tipi diversi di figure e di modalità affettive, e non una sola; è lui designato a mettere in evidenza che esiste un comportamento “maschile” diverso da quello simbiotico e onniprotettivo offerto dalla madre.

Il grande Eric Fromm sosteneva che è molto diverso l’amore del padre da quello della madre; infatti, mentre lei è chiamata ad offrire un amore “incondizionato”  che deve rassicurare il figlio dandogli la sensazione di essere accolto nella vita e dentro essa; il padre deve invece assicurare un amore “condizionato” che deve dare al figlio gli strumenti per conquistare ciò che vorrà nel mondo mettendo in atto comportamenti efficaci anche di fronte alle difficoltà che la vita presenterà.

 

Infatti è di questo che parliamo quando intendiamo “figura paterna” : qualcuno che offre al figlio gli strumenti per separarsi, individuarsi e formarsi una identità in grado di affermarsi e di avere potere nel mondo.

 

Il figlio maschio dovrà quindi identificarsi con la figura paterna e, per far questo, avrà bisogno di riconoscere in lui qualità e capacità che lo stimolino ad entrare nel mondo degli uomini. Tra padre e figlio sarà fondamentale il “gioco”: è attraverso di esso che il padre contribuisce alla creazione di un rapporto stabile con il figlio; nel gioco vengono stimolate non solo le parti ludiche ma quelle esplorative nonché la capacità di affrontare e risolvere i problemi; questo è il vero contributo che il padre può portare nella vita del figlio; insegnare – con il suo modello - a gestire le emozioni e a procrastinare gli impulsi; tutto ciò deve avvenire in un clima di quotidianità con le piccole sfide competitive che il padre propone attraverso il gioco e lo stare insieme. Tra le cose a cui il padre contribuisce c’è anche “lo stabilire i limiti e l’apprendere una disciplina” all’interno di un sistema di stabilità, affettività e sicurezza.

 

Proprio il padre può aiutare il bambino ad affrontare le paure che inevitabilmente si affacceranno nella sua psiche nel momento in cui dovrà abbandonare il tenero e sicuro mondo materno per avventurarsi nel mondo; il padre rappresenta una buona mediazione tra le due diverse spinte che il bambino si trova a vivere.

 

Grandi problemi nella struttura della personalità maschile nascono allorchè si vivono grandi delusioni o grandi idealizzazioni rispetto alla figura paterna.

Infatti, le delusioni nascono quando il padre non offre sufficiente fiducia al figlio e si manifesta invece competitivo e aggressivo e non in grado di dare sostegno; in questo caso non permette alla personalità nascente di strutturarsi e il figlio si trova a non sapere come integrare le emozioni violente che sente all’interno e vivere condizioni di profonda impotenza.

L’altra difficoltà sta nell’assenza paterna che il figlio tenderà a compensare con una eccessiva idealizzazione: si creerà quindi un modello interiore che non corrisponde e mai corrisponderà alla una figura reale. Tra le altre cose, il padre “assente” crea nel figlio il desiderio struggente della figura.

 

Il padre, infine, è il modello fondamentale d’identità sessuale perché fornisce al figlio la rappresentazione del funzionamento dell’energia maschile. Grandi problemi subentrano quando il padre “simbolico” e il padre “reale” sono inconciliabili.

Premesso che il bambino non nasce come lavagna vuota, egli ha delle precise  aspettative inconsce rispetto al padre (astrologicamente noi possiamo vedere questo nell’archetipo solare che si colloca in un determinato segno e casa; questa immagine è un “a priori”, qualcosa che è già nella psiche del figlio alla nascita; gli aspetti che poi il Sole va a fare con gli altri pianeti rappresenteranno invece le colorazioni reali che si sovrappongono e colorano le immagini simboliche e che, a volte, possono anche contraddirle fortemente).

 

Il legame tra padre e figlia

 

Il padre concorre in diversi modi alla formazione della personalità della figlia; in primo luogo fornendo un’immagine di “differenza” che aiuta il processo di distanza e differenziazione dalla madre, molto importante per riuscire un giorno a rapportarsi poi con le figure dell’altro sesso.

Per questo, quando ci sono difficoltà nei rapporti tra il padre e la figlia il problema che può derivare è di tipo relazionale in quanto sarà proprio con gli uomini della sua vita che interferirà l’immagine interiorizzata del padre.

 

Un buono scambio con lui serve a sottolineare e rassicurare la sua “capacità di conquista” e fornisce la prova della sua seduttività femminile.

E’ chiaro che perché questo avvenga il padre deve trovare il giusto equilibrio tra distanza e vicinanza nel rapporto con la figlia; durante la fase edipica deve quindi fornire un senso di profondo apprezzamento per la figlia ma non deve concedere troppa intimità in modo da non bloccare la figlia in “fissazioni” sulla sua figura, ma consentendo di orientare la libido della bambina sul mondo esterno.

 

Questo passaggio è molto delicato perché a volte ci si trova di fronte a troppa distanza - che produce difficoltà e timore nell’avvicinarsi agli uomini -  oppure  ad un eccesso di coinvolgimento che produce poi “fissazioni” su questa figura che impediranno di vivere la relazione con altri uomini in modo libero, senza sempre confrontarli con l’immagine idealizzata paterna che, nel confronto risulterà costantemente vincente.

E’ anche importante - nella fase del triangolo - che sia presente una figura materna che possa essere un modello di riferimento per la figlia onde evitare che la figlia convogli sul padre troppo amato l’identificazione perché, a quel punto, la figlia si ritroverebbe in una situazione molto difficile da un punto di vista di struttura interna e di capacità relazionale.

La ragazza deve quindi rafforzarsi appoggiandosi a questa figura, ma la differenza tra femminile e maschile deve restare sempre chiara e per far questo occorrono limiti precisi; se il padre non permette alla figlia di “staccarsi” da lui, minerà la sua autonomia e le future relazioni affettive e sessuali, candidandola all’infelicità.





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