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FIORI DI BACH : VINE DALL'AUTORITÀ ALL'AUTOREVOLEZZA

a cura di Corrado Nieli
 

“Per persone molto intelligenti, consapevoli delle proprie qualità, sicure del proprio successo. Essendo così sicure di se stesse pensano che sarebbe un bene se gli altri potessero essere persuasi ad agire come loro o secondo i loro consigli. Anche se sono malate continuano a dare ordini ai loro sottoposti; possono essere di grande utilità nelle emergenze”. - Edward Bach

Vine o vitis vinifera ovvero la vite da vino è una pianta rampicante con un fusto legnoso, che puo' raggiungere anche i 20 metri di altezza, purché trovi un sostegno al quale aggrapparsi. Insieme al grano e all'ulivo è parte integrante della vita nel mediterraneo da migliaia di anni. Vi sono testimonianze della sua coltivazione nell'antica Mesopotamia già dal IV secolo a.C.

Bach era alla ricerca di un aiuto per quelle persone dotate di straordinaria ambizione, forza di volontà, e grande determinazione nell'imporre la proprie idee, ma che non si curavano delle altrui esigenze e degli altrui sentimenti. La pianta che egli scelse era stata coltivata dall'imperialistica Roma e diffusa in tutti i paesi conquistati; ma non attecchì tra i Celti a causa del clima, ed era quindi praticamente assente in Inghilterra ai tempi di Bach. Fu così che il nostro eroe si fece mandare la preparazione da amici in Svizzera. Bach constatò che il fiore fornisce alla psiche lo stimolo a mettere la propria ambizione e la propria capacità di affermazione al servizio dell'Io superiore.

I tipi Vine sono persone spesso molto capaci, che mostrano grande sicurezza di sé e straordinaria forza egoistica. Amano comandare, ma non sanno obbedire. Il loro modo di essere leader è improntato alla durezza e all'inflessibilità: quello che conta è raggiungere lo scopo, il loro scopo! Questi poco apprezzati personaggi non dubitano della loro superiorità e tendono sempre ad imporre la propria volontà. Mancano di quella qualità che fa di un leader una autentica guida: la compassione.

Il regno del tipo Vine negativo è quello di un dittatore che usa le armi della paura e del controllo per mantenere il potere. È la sola individualità che ha voce in capitolo, gli altri esistono a condizione che siano d'accordo con lui. Ha sempre ragione e pretende ubbidienza cieca. Le persone che non lo seguono vengono ignorate o diventano nemici pericolosi da eliminare. Non ha capacità relazionali in quanto manca la vera comunicazione, si è scollegato dal piano del sentimento. Gli altri non sono suoi pari poiché tende sempre alla loro sottomissione. La gratificazione, ovvero l'energia, gli arriva dall'altrui riconoscimento e consenso. Si è costruito una immagine idealizzata di sé, accompagnata da un falso senso di superiorità. La sua freddezza emotiva origina dal non poter accettare la “debolezza” negli altri, che è in realtà la sua debolezza interna negata o rimossa. Come disse Adler: “La volontà di potenza nasconde sempre un complesso di inferiorità”.

La vite pur avendo profonde radici e una lunghissima vita, non ha un tronco e non è capace di mantenere una posizione eretta senza aggrapparsi a tutto ciò che ha intorno. La pianta possiede una straordinaria forza vegetativa, tanto che l'uomo ha sempre dovuto controllarne la crescita con frequenti tagli per ottenere dei buoni frutti. È una forza pulsionale che spinge verso la crescita esterna come solo i semi germogliati e i nuovi polloni sanno fare.

È interessante il parallelismo che traccia Barnard in proposito allo stato d'animo di Vine. Egli ci esorta ad immedesimarci con la vite; la quale non appena produce un nuovo pollone viene tagliata e legata: la sua crescita è subordinata alle esigenze umane. Così si sviluppa il bisogno di controllare, di dominare, di imporre la propria volontà, che è tipico di Vine in stato negativo. Questa è l'esperienza che hanno vissuto nell'infanzia i tipi Vine: ogni volta che manifestavano la propria creatività, questa veniva soppressa da un genitore, un fratello, un insegnante e più tardi da un datore di lavoro. Hanno così imparato che il solo modo per manifestare se stessi è di imitare questo comportamento e diventare loro stessi i prepotenti e dominanti fautori della propria realtà.

La realtà di Vine è però una debolezza interna che ha costante bisogno di qualcuno cui aggrapparsi per avere sostegno. Spesso è proprio la loro schiena che cede, sotto un peso che non può mai essere abbandonato: l'intima convinzione che se non domini sei dominato. Il nostro Vine non è un soggetto facile neanche per i medici perché è lui che vuole decidere quali esami sono necessari e quale terapia seguire.

È una persona  molto sola, perché gli è impossibile comunicare con qualcuno finché non accetta di ricontattare il piano emotivo. Ed è proprio questo piano che deve essere stato schiacciato nell'infanzia: da esperienze di sottomissione ed impossibilità ad esprimere le proprie idee col loro carico emotivo. C'è una forte identificazione con l'Io personale e uno scollegamento dall'Io Superiore che è la nostra guida interna nel mondo. Egli non comprende che le sue azioni contro i suoi simili finiscono sempre per ritorcersi contro di lui ed è così costretto ad una estenuante lotta per potere.

Queste personalità possono in molti casi manifestano addirittura lo stato opposto e complementare Centaury. Succede che, se in società sono degli implacabili leader, in famiglia si trasformino in personaggi “fantozziani” sottomessi. Nel loro ambiente domestico ricreano con tutta probabilità le stesse condizioni che hanno vissuto da bambini, cedendo alla moglie o al marito il ruolo del genitore dispotico. Il fragile e vessato bambino che c'è dentro ogni despota ha bisogno di essere riconosciuto; affinché la vita sulla terra possa diventare più piacevole, e non solo una dura lotta per la sopravvivenza.

Uscire da questo schema difensivo e trovare un bilanciamento tra la parte dura e quella morbida, gli consentirà di risolvere questa tematica, e di trasformarsi in un vero leader autorevole e non più autoritario. Riportando alla luce della coscienza la propria parte sensibile, ha la possibilità di diventare un capo carismatico al servizio di tutti e non solo di se stesso, consapevole di quanto sia preziosa l'unicità di ogni altro individuo. Il rispetto per l'altro, l'umiltà, l'ascolto, la compassione vengono integrati nella coscienza e si fondono alle doti di comando, in quel magico miscuglio che ogni dipendente, e ogni figlio, amerebbe in una figura di riferimento.

Dal punto di vista astrologico c'è l'ombra del Leone che la fa da “padrone”. Poi darei un'occhiata alla Luna e a Venere che, come rappresentanti del femminile interno e degli aspetti emozionali e relazionali, è facile che ricevano aspetti dinamici e che siano quindi funzioni più difficili da integrare nella coscienza. Essendo inoltre qui centrale la questione del potere, non è improbabile che il “caro” Plutone faccia aspetti con i pianeti personali. Senza dimenticare che anche un Urano mal vissuto potrebbe dare un senso di costante precarietà, col vantaggio di avere la freddezza e la mancanza di coinvolgimento tipiche dell'elemento aria. E Marte? Certo Marte funzionerà come iper-affermazione si sé ma mi sembra che in questa tipologia floreale le caratteristiche solari siano centrali: Vine crede di essere magnanimo e fare il bene di tutti...

Il fiore ricollega il potere che viene dalla testa al potere del cuore. Aiuta a riconoscere le ambizioni sane da quelle malsane, a comprendere che tutte le creature hanno lo stesso diritto di esistere, poiché tutti svolgiamo un compito nell’ambito di un progetto più grande che va oltre il nostro personalissimo Io.





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