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FIORI DI BACH : LARCH FIDUCIA IN SE STESSI

a cura di Corrado Nieli
 

“Per quelli che si considerano inferiori agli altri, che sono convinti di essere destinati a fallire, che pensano di non poter mai avere successo e dunque non rischiano né si sforzano a sufficienza per portare a compimento un’impresa”. - Edward Bach -

Dalle poche parole di Bach, abbiamo già un primo quadro della tipologia di coloro che possono trarre beneficio da questo rimedio. Sono persone che mancano di fiducia in se stesse, temono costantemente il fallimento. Piuttosto che affrontare una prova si ritirano prima di cominciare. Ammirano il successo altrui, ma dubitano troppo profondamente delle proprie capacità per aspirare ad avere altrettanto. La paura di fallire è un tormento troppo grande da affrontare. Nei casi più radicati, c'è la certezza della propria inferiorità. Ed è inutile ottenere l'incoraggiamento altrui, o il riconoscimento per aver svolto bene il proprio compito. Anche se ottengono dei risultati, questi vengono sempre sminuiti. La convinzione di non valere nulla può essere così radicata e profonda che nessun evento esterno le convincerà del contrario.

Platone scrisse che per addestrare in modo efficace i custodi dello Stato, bisogna separarli al più presto dalla famiglia di origine. Il motivo di queste affermazioni era legato al fatto che l'influenza dei genitori può instillare nei figli la mancanza di coraggio e la sfiducia nei propri mezzi, spesso in modo così profondo e radicato che nessuna futura educazione, attività, successo o riconoscimento riuscirà più a modificare.

Il larice di Bach è il Larix decidua, una Pinacea molto diffusa nei boschi delle Alpi e degli Appennini, ma che, per la robustezza, l'adattabilità e la qualità del legno, venne introdotta in Inghilterra solo verso il 1620. Il Larice riesce a crescere in condizioni difficili, meglio e più velocemente di altri grandi alberi. Può arrivare ai 40 metri, con un fusto diritto, con pochi rami ed una potente radicazione. Tuttavia i rami di Larch sono sottili, curvano verso il basso fin quasi all'estremità, quando sembrano volersi risollevare. La mancanza di volontà si scorge nella pianta in fase di crescita, la punta tende ad appiattirsi, quasi non sopporti lo sforzo di crescere verticalmente. Eppure col tempo Larch produce un tronco possente, una vera colonna tra Cielo e Terra. È la crescita il problema. È come se per la pianta fosse penoso superare gli ostacoli della crescita. Nonostante ciò, Larch è una specie “pioniera”, cresce in condizioni ostili, terreni spesso poveri e zone fredde. Larch tende ad aspettare condizioni più favorevoli, per esempio con la concimazione del terreno con le proprie foglie (unico aghifoglio europeo a perderle), le quali marciscono facilmente e sono ricche di calcio che migliora il terreno.

I tipi Larch negativo sono anche persone estremamente sensibili alle critiche, al punto da esserne molto turbati e da reagire in modo violento, arrabbiandosi anche molto. Il loro giudice interno (Saturno) è spietato nei confronti delle loro capacità e del loro valore. Molto del “danno” è stato fatto dai genitori, con frasi svalutative del tipo: “Non sei neanche capace di.., guarda tuo fratello come è bravo..”, “Non sarai mai in grado di combinare qualcosa di buono, gli altri saranno sempre migliori di te..”, o semplicemente “ Sei un imbranato, non imparerai mai!”. Frasi come queste scavano anche il cuore più forte, come un mantra si insinuano nella coscienza fino a diventate dei veri e propri “articoli di fede”. Ognuno di noi conosce, poco o tanto, frasi come queste, ma per la persona Larch, esse sono diventate una verità interna. Un vero e proprio programma interiore che guida la loro vita, conducendoli sulla triste strada della rinuncia, del fallimento e della paura del mondo. Il senso d'inferiorità, di essere incapaci, il sentirsi inadeguati, sono tratti caratteristici dello stato negativo Larch. A volte la persona si convince razionalmente d'essere capace, poi, all'avvicinarsi dell'evento (es. un esame), l'ansia sale e l'emozione prende il sopravvento, impedendogli di affrontare la prova.

Per queste persone il confronto con gli altri è sempre perdente: gli altri sono sempre più bravi! La mancanza d'iniziativa, i meccanismi di fuga (compresa la malattia), la rinuncia alla lotta, la tendenza a razionalizzare (qualcuno associa Larch alla Vergine), sono tutti sintomi che scaturiscono dalla paura di fallire. Una paura che in Larch diviene spesso una certezza. Per evitare di porsi in situazioni che risveglierebbero il dolore del fallimento, queste persone tracciano intorno a sé dei limiti molto restrittivi rispetto alle loro possibilità di azione e di vita sociale. Inoltre l'evitare di sfidare se stessi, cioè il non mettersi mai alla prova non fa che rafforzare la loro idea di non essese all'altezza, alimentando parimenti la loro insicurezza. È il solito circolo vizioso con tanto di profezia auto-avverante.

Ad un livello superficiale potrebbe sembrare che Larch sia uno stato passivo con poca sofferenza, tuttavia sotto la superficie, la sensazione di tristezza, di scoraggiamento, di tensione interiore, causate dal non riuscire a sviluppare il proprio cammino di vita, provocano un dolore sordo e profondo. A mio avviso Larch negativo è uno stato che porta con sé un grande dolore, quello che deriva dalla penosa sensazione di aver fallito il proprio viaggio, di non riuscire a portare avanti il compito per il quale si è nati.

Ogni situazione “difficile” è per Larch un rischio; il rischio di far riemergere questo dolore che giace appena sotto la superficie. Per questo motivo la persona Larch è in grado di fare sfoggio di notevoli capacità dialettiche e di ragionamento logico, per giustificare l'ingiustificabile mancanza di azione. Inoltre lenisce l'ansia che gli provocherebbe l'intraprendere  iniziative per le quali si giudica non all'altezza.

Kramer, nella sua originale classificazione dei rimedi di Bach, pone Larch al di fuori del suo schema, e lo chiama “Fiore di base”. Benché personalmente rimanga fedele al principio di semplicità di Bach, e non mi sia mai appassionato a nessuna delle tante classificazioni dei Fiori che sono state fatte, trovo questa idea interessante. Come lo stesso Kramer suggerisce, la mancanza di fiducia in se stessi di Larch, può anche essere intesa come mancanza di fiducia nel proprio Sé. Bach probabilmente l'avrebbe chiamato la propria Anima, ovvero quell'istanza interna che costantemente ci guida e ci indica il cammino. Larch diventa così il tramite fra Cielo e Terra, fra personalità ed Anima, fra Io e Sé. E la fiducia di Larch diviene allora, e soprattutto, la fiducia legata al nostro Sole astrologico, alla possibilità di realizzazione del nostro progetto di vita. La fiducia che Larch ci dona, è la fiducia nella nostra Anima, al di là dei condizionamenti sociali ricevuti, ed al di là del giudizio dell'implacabile Saturno. La luce filtra nuovamente dal mondo transpersonale, Saturno (il Super Io) allenta le sue maglie, e consente nuovamente alla luce della nostra Anima di penetrare ed illuminare una smarrita coscienza. La fiducia della quale parliamo implica la consapevolezza che la vita è un cammino di crescita continua, attraverso prove ed ostacoli, ma soprattutto la fiducia nel fatto che proprio la saggezza dell'Anima non ci porrà mai di fronte ad un compito troppo grande per le nostre capacità.

Tutti noi dobbiamo affrontare delle sfide, questo è il modo in cui cresciamo. Nella vita di ogni uomo arriva almeno una volta, prima o poi, “il momento della verità”. Con l'aiuto del Larice, ci liberiamo della limitante opinione che abbiamo di noi stessi e troviamo il coraggio, ma soprattutto la fiducia per rialzarci in piedi e “tuffarci” nuovamente nella vita.

C'era un piccolo uomo, e aveva una piccola anima, E disse, “Piccola anima, tentiamo, tentiamo, tentiamo”. - Thomas More -





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