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TRADIRE… TRADIRE.. MA PERCHÉ TRADIRE?

a cura di Lidia Fassio
 

Il tradimento è un tema più attuale che mai. In un periodo in cui sembriamo particolarmente liberi di stare o di non stare con qualcuno, di scegliere i compagni che desideriamo, di liberarci di situazioni che non ci piacciono più senza neppure crearci grossi problemi, sembrerebbe non aver senso il “tradimento”, eppure è più attuale che mai e, a dispetto dei cambiamenti morali e sociali, forse non si è mai tradito quanto oggi.

 

Tutti vogliono sperimentare avventure, amori intriganti e amanti appassionati ed esperienze che facciano sussultare il cuore; non c’è nessuno che non abbia, almeno una volta nella vita, pensato di tradire; tuttavia, è interessante notare come sia invece difficile subire un tradimento. E’ un’esperienza travolgente che scuote dal profondo e che mostra tutta la nostra vulnerabilità; per alcuni è addirittura intollerabile, un vero e proprio argomento tabù che richiama subito rabbia e vendetta.

 

Perché, se tanto ci piace l’idea del tradimento, non siamo poi in grado di gestirlo quando lo subiamo da parte di un’altra persona?

 

Ci sono alcune idiosincrasie riguardo a questo tema; una di queste è la domanda che spesso si sente in giro : “tradiscono più le donne o gli uomini” dimenticando che si tradisce sempre in due e, a meno che non facciamo una statistica di chi tradisce per primo, è evidente che siamo tutti traditori, o almeno lo siamo potenzialmente e che uomini e donne tradiscono con la stessa ed identica frequenza.

 

Eppure la parola “tradire” non piace, è ostica, sembra riportare a qualcosa di brutto e di subdolo, qualcosa che contrasta con l’immagine ideale che ciascuno di noi coltiva nel segreto della propria psiche; un’immagine che si compenetra bene con qualità  tipo “lealtà, onore, fedeltà”, temi quasi leonini e solari, appartenenti agli eroi, esseri luminosi incapaci di tramare nell’ombra; immagini appartenenti a soggetti degni di un animo nobile, pronti a sacrificare qualcosa di personale pur di mantenere chiarezza e linearità di comportamenti di fronte al mondo e soprattutto di fronte alla loro anima.

Ognuno di noi coltiva all’interno l’illusione di essere un piccolo Parsifal la cui ANIMA aveva il nome di “Biancofiore” e richiamava alla memoria il candore della primavera.

 

Il tradimento invece ci fa pensare ad un territorio paludoso ed oscuro, dove la luce non penetra poiché è un regno di ombre dove le cose si vedono e non si vedono; un mondo dove il vero e il falso si confondono e camminano fianco a fianco e, per questo, non piace alla coscienza egoica che sembrerebbe volerci sempre “vedere chiaro”.

Il tradimento è un territorio plutoniano infido e scivoloso che ha la tendenza a portarci verso il basso; spesso si entra improvvisamente, quasi per caso, mossi da desiderio di sperimentazione e di trasgressione (la parola tra(sgre)dire, contiene infatti la parola tra-dire), senza una reale valutazione dei fatti perché tutto avviene istintivamente. E’ un luogo in cui veniamo trasportati dall’istinto e dalla passione, lontane entrambe dalla purezza di sentimenti elevati e nobili; un luogo in cui siamo costretti a lasciare la “verginità” perché  siamo chiamati a vedere di che pasta siamo veramente fatti.

 

E’ interessante vedere come, soprattutto gli uomini – più vicini delle donne ai temi della nobiltà d’animo e degli eroi – allorchè tradiscono devono fabbricarsi alibi potenti e solidi, quasi fosse impossibile per loro, vivere il tradimento fine a sé stesso.

Eppure c’è qualcosa di incoerente nell’immaginario maschile, qualcosa che stride poiché essi, da un lato continuano a coltivare l’idea di dover dar prova della loro potenza e virilità che li spinge a conquistare sempre e comunque mentre, dall’altro, desidererebbero essere fedeli  alla loro “AMATA”  per salvaguardare la loro immagine eroica.

 

C’è però una differenza nelle motivazioni del tradimento tra uomini e donne; le donne tradiscono quasi sempre per ottenere vicinanza, intimità, dialogo e passione, mentre gli uomini tradiscono per accertarsi delle loro capacità di conquista, per sentirsi nuovamente interessanti,  soddisfacendo così il loro più spiccato narcisismo.

Gli uomini hanno bisogno di essere al centro dell’attenzione in quanto è molto evidente in loro l’identificazione con il Sole; le donne invece, sono più vicine alla Luna e, nel tradimento, cercano quella complicità e quell’intimità che troppo spesso si perde nei rapporti duraturi e stabili.

 

Ciò che resta vero per entrambi è il bisogno di riprovare senzazioni ed emozioni che sembrano rigenerare, che riportano a sperimentare la potenza della vita e dell’istinto: forse non siamo ancora capaci di sperimentare la luce e le radiazioni sottili dell’amore autentico, quello che ritroviamo in certe poesie o nei cantici antichi, qualcosa a cui tutti aspiriamo ma che pochi hanno la fortuna di conoscere veramente anche se, l’idea della fusione con una persona che sia “la nostra esatta metà” è così impressa nel nostro DNA che ancora non ci siamo stancati di cercarla. Sappiamo che è un’illusione, ma sappiamo anche che è difficile vivere senza illusioni.

Così, ricerchiamo l’innamoramento, la “storia” che ci trascini via della normalità e dalla routine, qualcosa che possa riportarci, anche per un attimo,  all’idea del  paradiso terrestre anche se poi, è anch’esso pronto a deluderci alla prima occasione.

 

Psicologicamente però il tradimento cerca di dirci che non si tratta di un atto che facciamo ad un’altra persona ma che è qualcosa che facciamo a noi stesi. Così come l’innamoramento è un fatto che riguarda l’individuo e non la coppia, anche il tradimento è un atto individuale che esite per portarci ad un confronto più serrato con la nostra interiorità, con i nostri valori, con le nostre leggi interne e con ciò che siamo realmente, quando, presi dalla passione, non possiamo più avvalerci delle maschere imbellettanti che indossa l’IO prima di specchiarsi.

 

Il tradimento riguarda il Sé profondo è spesso l’Io stesso ne è spiazzato; tutti, uomini e donne, quando parlano dei loro tradimenti si servono di alibi e di pretesti spesso assurdi  a dimostrazione della difficoltà dell’Io di riconoscere ed accettare la non coerenza con i valori interni e la non integratità con le promesse fatte.

 

Il tradimento, come tutte le dinamiche plutoniane, ci allontana, magari per riavvicinarci in seguito, dalla perfezione e dall’immagine divinizzata di noi stessi; è un fatto che sembra dirci “dopo tutto siamo umani” e ci fa confrontare con questa realtà. E’ un profondo confronto tra il Sole e Plutone e tra la quinta casa e l’ottava.

 

Il tradimento è uno strumento che ci vuole riportare alla verità; quando questa non c’è, quando ci illudiamo di poter vivere falsando i nostri sentimenti, allora ci tradiamo e ci prepariamo a vivere o a subire il tradimento.





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