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SATURNO, LA DECIMA CASA E L’AUTOREALIZZAZIONE

a cura di Lidia Fassio
 

Quando si parla di autorealizzazione molte persone pensano alla carriera e al riconoscimento professionale che, in realtà, non c’entra nulla con ciò che viene inteso da Saturno, il Capricorno e dalla decima casa che, invece, riguardano qualcosa di più profondo e al tempo stesso allargato, qualcosa che ha a che vedere con il proprio senso di realizzazione che può anche non contemplare nulla di “pubblico”.

La decima casa riassume in sé le nove case precedenti ed dà il via all’ultimo quadrante che è quello legato espressamente al “divenire” e al “sociale” che porterà al “senso di appartenenza all’universo” della dodicesima.

Tutto questo significa che quando si arriva a questo traguardo, bisogna aver messo insieme una dimensione superiore della vita che comprenda il senso dell’esistenza stessa che possa esprimersi in un qualcosa di altamente  creativo per sé e per gli altri.

L’uomo di successo potrebbe infatti non essere quello che diventa “visibile” in quanto personaggio pubblico e quindi ri-conosciuto, ma colui che ha realizzato dentro sé stesso gli affetti, il lavoro, gli incontri, la creatività e tutto ciò che può farlo sentire bene, inserito nel mondo, appartenente al mondo. In una parola, diciamo che l’autorealizzazione ha a che fare con l’appagamento a livello profondo il che, come dice il celebre psicologo Viktor Frankl potrebbe anche coincidere con un “insuccesso pubblico” esattamente come, per converso, molte persone considerate di “successo” in realtà sono persone infelici, alcune delle quali “disperate”.

 

Occorre quindi disgiungere le due cose poiché altrimenti, non avrebbe senso pensare ad uno status symbol come Marylin Monroe come ad una persona profondamente infelice e depressa o per contro, al contadino del Tibet che vive con i suoi animali a contatto con la natura e che si sente autorealizzato e molto vicino a Dio.

 

Molte delle difficoltà che le persone vivono oggi sono proprio legate alla facilità con cui si pensa che chi ha visibilità, carriera e denaro sia in fondo una persona felice. Quando morì il figlio di Gianni Agnelli, suicidandosi da un viadotto dell’autostrada Torino Savona, molte persone si chiesero come mai un uomo così ricco -  che apparentemente poteva permettersi qualsiasi cosa -  potesse essere infelice.

Questo luogo comune ci fa comprendere che l’autorealizzazione debba contenere anche la felicità, lo star bene con sé stessi, il che spesso è qualcosa di molto lontano dall’inseguimento del successo a tutti i costi e dall’ansia di dover sempre dare una prestazione all’altezza  per rimanere sulla cresta dell’onda.

Le nevrosi e le depressioni - che sono malattie molto comuni oggi - indicano che è avvenuto uno scollamento dalla propria natura più profonda il che porta a perdere di significato, di motivazione, di fiducia e di speranza e poco importa se tutto ciò viene compensato con ricchezza e status perché queste cose possono ingannare l’Io ma non l’Anima.

 

L’uomo moderno è molto frustrato proprio perché insegue più l’immagine che la sostanza e così tutto ciò che fa perde di valore e di significato e conduce alla frustrazione che sono il lato ombra di Saturno, Urano e  Marte allorchè volontà personale, condivisioni di progetti e risultati non sono affatto allineati tra loro.

 

Contrariamente a quanto si pensa l’uomo oggi non soffre perché si ritiene meno valido di un altro oppure perché ha meno opportunità di un’altra persona, ma soffre perché ritiene che la sua vita frenetica e dispendiosa sul piano energetico non abbia senso e che si svolga in modo del tutto distaccato da sé stesso.

Gli psicoterapeuti parlano di “frustrazione esistenziale” che è uno stato di svuotamento in cui non si riesce più a riprendere contatto con ciò che si è, si desidera e si vuole. E’ uno stato tragico in cui si è costantemente in bilico tra il bisogno - che ha il compito di spingere e motivare le azioni - e la noia che si prova subito dopo che qualcosa è stato fatto o conquistato ma che non è appagante. Questo stato di cose genera il bisogno di compensare lo svuotamento con ciò che la società individua come “gratificante” che, nella cultura attuale, si identifica in automobile, telefonino, vacanze, divertimenti, sesso, ecc. tutto sempre esterno incapace di generare gioia ma noia. Da questo connubio diabolico è nato il consumismo.

 

Oggi le persone si annoiano, i giovani si annoiano e questo capita solamente quando non si riesce a dar senso a ciò che si fa per cui le cose non hanno rapporto con la motivazione profonda (Plutone) e questo scollegamento dà vita ad azioni che non portano alcun frutto.

 

L’uomo ha bisogno di contatti, di relazioni, di sentirsi partecipe e, nel caso della decima casa, anche di sentirsi utile ad un progetto più grande: in caso contrario, la sua vita non sarà che isolamento e frustrazione.

Questo tipo di percezione tuttavia non sempre giunge alla coscienza giacchè, nel modo di pensare comune, ci si sente stupidi ad avere tutto e a sentirsi male; spesso si pensa di essere degli egoisti e di non meritare ciò che si è avuto ma non è così. La nevrosi è sempre un grido profondo di aiuto che giunge dal Sé per spingere l’uomo a mettersi alla ricerca di sé stesso e a ridefinire cosa conta e cosa sta cercando dalla vita.

Nella decima casa e nel Capricorno c’è la trasparenza del pianeta Giove e questo agisce veramente in profondità in quanto ricorda che il segno, se vuole sentirsi appagato, deve spendere tempo nel ricercare il senso e  il significato che arrivano solo quando ciò che si fa è in sintonia con la vocazione.

 

Infatti, non ci si può autorealizzare se non siamo riusciti ad individuare quale è la nostra vocazione; la decima casa non ci parla di “lavoro o di professione”, per questo è delegata la sesta, ma ci parla di qualcosa di più profondo che è collegato al senso della vita che si esprime in ciò che siamo in grado di fare non solo per noi stessi, con le competenze e le capacità che abbiamo acquisito.

 

Per arrivare a questo bisogna partire dalla responsabilità personale; come dice Frankl l’uomo si sente realizzato nel momento in cui sente di avere un posto nella vita umana il che significa che si mette a disposizione, dona qualcosa di sé stesso, realizza dei compiti e risponde ad esigenze che sono rispettose dei suoi valori, dei suoi affetti e di ciò in cui crede.

In pratica, il celebre psicologo sostiene che solo quando l’uomo riesce ad “auto-trascendere” sé stesso  comincia a sentirsi appagato. Se pensiamo al segno del Capricorno allora non possiamo non prendere in considerazione Urano che affianca Saturno e Marte e che spinge ad andare al di là dei propri confini personali, almeno di quelli stabiliti da Saturno.

 

Tra l’altro l’autore invita a non confondere autorealizzazione con autosoddisfazione.

Autorealizzarsi vuol dire esprimere pienamente le proprie potenzialità che devono servire uno scopo preciso che non può essere solo personale ma collettivo e sociale; in effetti, la decima casa indica “cosa siamo in grado di fare per il mondo in cui viviamo, quali funzioni possiamo espletare; quali qualità e capacità possiamo mettere a disposizione di ciò che ci circonda”.

La presenza di Giove in trasparenza nel segno del Capricorno ci parla anche di “credere” e di trovare fiducia, forse anche fede in ciò che si fa e questo potrebbe essere il segreto; non a caso anche Albert Einstein disse che cercare il significato della vita vuol dire essere religiosi e credere in qualcosa.





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