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L’AMORE NON CORRISPOSTO

a cura di Lidia Fassio
 

Ogni persona, uomo o donna che sia, almeno una volta nella vita ha sperimentato cosa vuol dire provare un forte sentimento non corrisposto con tutto il suo corollario di sofferenza, angoscia, frustrazione e impotenza.

 

Questo tipo di esperienza è estremamente frequente nell’adolescenza, fase in cui l’innamoramento è molto frequente perché è un’esperienza fondamentale, funzionale alla conoscenza di sé. A quell’età, più spesso di quanto non si creda, nonostante le ostentazioni di seduzione e di aperta conquista, spesso il giovane non è ancora  pronto per “la grande avventura” e quindi, il    lo predispone a fare esperienze particolari, che hanno il solo scopo di confrontarsi con qualcosa del passato, rafforzare il soggetto all’interno, farlo crescere, di abituarlo  gradualmente a sostenere e superare quelle delusioni e frustrazioni che saranno salutari per il suo divenire adulto. In questo caso, l’investimento amoroso può essere rivolto verso persone “irraggiungibili” tipo gli insegnanti, o i cantanti,gli attori o personaggi dello spettacolo e dello sport e, proprio per questo, sono destinati a restare “platonici”, nel senso che restano costruzioni psicologiche fantastiche che non potranno mai essere portate sul piano reale; in altri casi invece, pur in presenza della stessa situazione, la scelta va a  cadere su coetanei e soggetti che sono alla portata del soggetto, ma  che non contraccambiano il sentimento; a volte, neppure si rendono  dell’interesse che qualcuno ha per loro cosa che, in definitiva, rende questi amori simili a quelli “platonici” in quanto “impossibili”.

 

Da un punto di vista psicologico, l’investimento che l’adolescente fa sul soggetto impossibile è del tutto identico a quello che avviene nella normalità  nei confronti di  un amore corrisposto, ciò che manca all’appello è la possibilità che una relazione  possa effettivamente prendere il via, in quanto il sentimento  è unilaterale e non vi è mai un “incontro” con l’altro poiché, nel primo caso si tratta di un “amore ideale a distanza” con un “oggetto” ideale mentre, nel secondo si tratta di un totale “fai da te” giacché la freccia di Cupido, colpisce uno solo dei due soggetti e non l’altro che, nel migliore dei casi, rimane totalmente ignaro.

A volte però gli adolescenti passano mesi o anni a contemplare nella loro testa l’idea che “l’altro si potrebbe anche accorgere di loro” e quindi, la loro vita si dipana tra la speranza che questo accadrà e il rimuginamento continuo causato dalla disperazione avvertita dentro per il fatto che il momento sognato non arriva e, forse, non arriverà mai.

 

I diari di ogni adolescente contengono storie di questo genere e sono infarciti di sogni, di frasi apocalittiche, di idealizzazioni sublimi a cui fanno seguito  sprofondamenti nell’abisso in cui più o meno velatamente si evidenziano  desideri di “suicidio” anch’essi funzionali alla drammaticità poetica di quella fase in cui sentimenti, emozioni ed istinti si affacciano per le prime volte con una forza ed una intensità inaudita, non ancora modulati dalla ragione, per cui completamente  totalizzanti,  sia che si tratti di  innamoramento, di delusione o  di sofferenza.

Generalmente i ragazzi in questa fase si isolano, occupano sistematicamente la loro stanza, parlano solamente con l’amica o l’amico del cuore poiché hanno un certo pudore a parlare con gli adulti e quindi, restano a lungo imprigionati dentro a stati emotivi che vanno dall’estasi (quando sentono la speranza che la cosa potrà accadere, magari perché l’altro ha rivolto loro la parola) alla disperazione più profonda e inconsolabile (quando, anche  solo per alcuni attimi, fa capolino  il senso di realtà).

 

Di solito queste esperienze restano confinate all’adolescenza e, man mano che il soggetto cresce esce dallo “spazio dell’illusione” ed orienta la sua ricerca su persone “possibili” con le quali avviare un vero e proprio processo di innamoramento a due; così  impara lentamente a coltivare sempre meno gli amori idealizzati perché sa che, se da un lato sono meravigliosi per la loro purezza quasi sublime, dall’altro spingono a continue disillusioni, difficili poi da elaborare.

 

Vi sono però alcune persone che sembrano essersi bloccate dentro a questa fase e che, pertanto, continuano ad investire su soggetti che rifiutano o che neppure si accorgono di quanto sta accadendo e che  fanno loro  sperimentare una notevole quantità di frustrazione.

 

Il mese scorso abbiamo parlato di chi tende ad idealizzare ed abbiamo affrontato il discorso dei Nettuniani, creature che hanno bisogno di sognare e di fantasticare una completezza assoluta ma che, spesso, rifuggono dal   contatto con la realtà che li spaventa poiché dovrebbero realmente  mettersi in gioco da un lato e ridurre le loro aspettative esterne dall’altro.

 

Quello che invece voglio affrontare qui è la tipologia saturniana che è ben diversa dalla precedente in quanto ad essa appartengono quei soggetti che indirizzano costantemente le loro attenzioni e il loro “amore” sul soggetto “sbagliato”, o meglio, su chi “rifiuta”, o più semplicemente, “neppure si accorge” di loro, sperimentando come costante della vita il sentimento della “perdita” e della “mancanza” che non arriva però – come normalmente dovrebbe essere – da un amore che finisce, ma resta l’unica esperienza possibile poiché l’amore non ha mai neppure avuto la minima possibilità di decollare anche se è scoccato all’interno.

 

Queste persone sono, per l’appunto, saturniane che hanno sperimentato il rifiuto e l’abbandono nell’infanzia e che sono rimasti a questo stadio da un punto di vista psicologico. Si tratta di  soggetti che dubitano del loro diritto di esistere e ancor più di amare ed essere amati e che, pertanto, si relazionano attraverso questo copione che resta in vigore anche dopo molte esperienze negative.

In questa situazione di blocco, il loro Sé, continua ad attirare “rifiuto” in attesa che possa scattare un’attenzione individuale che porti poi ad un lavoro di risanazione e risoluzione del proprio.

 

Chi ha la Luna, il Sole, Marte o Venere in rapporto con Saturno e magari forti segnature sull’asse IIa – VIIIa può trovarsi dentro ad un vicolo cieco in cui continua  inconsciamente a proiettare fuori l’immagine di una persona che “non può e non vuole essere in relazione” e, di conseguenza, continua a innamorarsi solo di coloro che non potranno mai cogliere l’apparente  messaggio conscio, o meglio, se analizziamo questa situazione attraverso i filtri della proiezione, allora scopriamo che il soggetto si innamora in realtà di coloro che “colgono fin troppo bene il suo messaggio”, disinteressandosi e rimandando rifiuto e disinteresse.

 

Si tratta di persone che nutrono complessi legati al loro corpo e che si percepiscono come “mancanti ed inadeguati e soprattutto non meritevoli d’amore” e che, senza averne coscienza, continuano però a cercare conferme del loro schema mentale. Non capiscono che sono loro che si “tagliano fuori” da una vita affettiva che temono fortemente e che si rivolgono, pur se del tutto inconsciamente, a coloro che non coglieranno il richiamo e questo per  garantirsi l’incolumità.

In pratica preferiscono una sofferenza ed una frustrazione continua dovuta al non avere mai un amore, piuttosto che affrontare il bassissimo senso di valore e di autostima personali che potrebbe portarli a risolvere i loro drammi interiori avviandosi poi verso rapporti veri, in cui sperimentare le loro capacità affettive.

 

Sono le donne ad essere più facilmente affette da questa problematica che le tiene lontane anche da una sana sessualità; in effetti, soprattutto le quadrature Venere Saturno e Marte Saturno possono aver lavorato così in profondità da non permettere loro di avvicinarsi ad un uomo; in questo modo, l’innamoramento verso persone che non sono disponibili per loro, risulta assolutamente funzionale all’ “errato copione interno” che, tuttavia, serve a difenderle, confermando al tempo stesso l’impressione di rifiuto.

 

Ho anche notato che queste persone sono spesso affette da problemi alla pelle, ovvia conferma del loro disagio verso una qualsiasi relazione.

 

La soluzione sta nel riconoscere che il problema non giunge da fuori, ma dall’interno. Ricontattare ed onorare l’antica ferita di “rifiuto e abbandono” è il primo passaggio per poter lavorare su schemi ripetitivi che, altrimenti,  tendono a riportare coercitivamente verso lo stesso tipo di “oggetto”esterno. Sono persone che devono imparare ad amarsi, unica condizione per poter attrarre amore dall’esterno e concedere amore.





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