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LE NOSTRE MASCHERE

a cura di Lidia Fassio
 

Nessuno di noi può mostrare interamente sé stesso perché quasi nessuno accetta interamente sé stesso per cui, tutti in maniera più o meno evidente, sviluppiamo delle maschere che sono sia di copertura che di protezione.

Esse nascono dal fatto che, fin da piccoli, siamo chiamati ad intrecciare complicatissimi rapporti tra la nostra coscienza individuale, la famiglia e la società: è chiaro che le esigenze ed i bisogni personali non sempre possono collimare con ciò che ci viene richiesto dall’esterno per cui,  in questo sfondo di situazioni, siamo costretti a forgiare delle maschere che, se da un lato ci aiutano a relazionarci con il mondo evitando di sentirci troppo spesso “nudi e senza difesa”, dall’altro, soprattutto quando sono troppo rigide, ci spingono a nascondere la nostra vera natura fino al punto di sviluppare un falso Sé.

 

Le maschere tuttavia, sono necessarie e, se ne siamo un minimo coscienti, ci aiutano ad entrare ed uscire dai vari ruoli a cui la società ci chiama.

Immaginate le molte sfaccettature del nostro tema natale: se noi abbiamo un segno in ogni casa, simbolicamente significa che possiamo sperimentare la totalità proprio attraverso i diversi atteggiamenti che possiamo tenere nelle varie circostanze della vita e nei vari ambienti con cui andiamo ad interagire.

Così, è impensabile che noi possiamo essere identici sia nei nostri rapporti intimi sia nell’ambito professionale dove siamo chiamati a mostrare forza, competenza e decisione; l’intimità è sottolineata dall’VIIIa casa che appoggia su un segno, molto diverso da quello su cui poggia la casa Xa dove è racchiusa la nostra “maschera professionale” che, a sua volta è diverso dalla prima casa dove ci avvaliamo della “maschera per presentarci al mondo”.

 

Ci sono settori in cui dobbiamo mimetizzarci di più ed altri dove possiamo respirare perché possiamo lasciarci andare ed essere più veri e spontanei.

In genere, se l’educazione ricevuta è stata sana, noi entriamo ed usciamo dalle varie maschere senza per questo sentirci defraudati della nostra personalità; se invece abbiamo avuto grandi difficoltà con la nostra vera natura, ecco allora che le maschere diventano come dei “calchi di gesso”, modellati sulla nostra faccia ma molto più difficili da togliere e mettere a nostro piacimento.

In genere ci rendiamo conto delle maschere che utilizziamo di più: l’ascendente è sicuramente un punto dove ci sono varie maschere che ci aspettano per essere indossate anche se, in maniera privilegiata, tendiamo ad indossarne una; quella del segno che sta alla cuspide.

 

Cerchiamo di capire cosa dice la psicologia di queste maschere. Il primo a rendersi veramente conto di questa particolarità è stato C.G.Jung che, addirittura, colloca la “persona” come una delle istanze del nostro inconscio e la considera l’antagonista dell’ombra, quindi una parte molto importante della nostra psiche.

Jung dice che, siccome il mondo ci richiede alcuni comportamenti, noi siamo costretti a conformarci a certe aspettative e quindi la maschera ci permette questo adattamento. Il pericolo – suggerisce Jung  - sta nel diventare troppo identici alla “persona” al punto da “identificarsi” con essa e riconoscere solamente quei particolari tratti e non tutto ciò che è estraneo ad essa.

 

La parola “persona” è stata presa in prestito dal latino e dal teatro dell’arte; gli antichi attori infatti assumevano determinate caratteristiche identificandosi con la maschera che indossavano e nascondendo il loro vero volto. Il grande maestro svizzero sostiene che la “persona” è parte di un grande processo di civilizzazione che fa si che le parti più  accettate saranno quelle più cristallizzate nella maschera e, come tali, mostrate con più evidenza all’esterno e al mondo.

 

Da sempre in astrologia sappiamo che l’ascendente rappresenta il modo in cui ci vedono gli altri; tuttavia questo è un po’ troppo semplificativo in quanto è anche il modo in cui noi ci vediamo e ciò che spesso crediamo di essere. Tutti sappiamo che la nostra identità vera è rappresentata dal Sole, ma nonostante questo, tendiamo spesso a rappresentarci con le caratteristiche del segno che sta invece sul nostro ascendente.

 

L’astrologia però, a differenza della psicologia, si avvale di simboli che permettono alcune valutazioni aggiuntive: infatti, possiamo dire che il segno che sta sull’ascendente e quindi, la maschera di adattamento che abbiamo dovuto indossare, può comunque essere un veicolo per portarci direttamente al nostro Sé e questo sia quando si presenta con le sue istanze positive sia quando mostra invece, quelle negative.

 

Le maschere infatti, possono essere positive o negative: possiamo infatti tendere a mostrare caratteristiche che riteniamo ideali, così come altre che  ci fanno sembrare delle “pecore nere”, e questo dipenderà dalla nostra storia personale.

 

Jung aveva un ottimo concetto della “persona” e sosteneva che se non è rigida, serve al mantenimento di un Io ideale e favorisce una buona immagine di sé.

Il rischio c’è quando non è flessibile e quindi perde qualsiasi possibilità di adattamento fino ad ingabbiare la personalità limitandola e riducendola favorendo la comparsa di meccanismi di difesa che tendono a mettere nell’ombra tutto ciò che non si conforma ad essa.

 

In pratica, la maschera che indossiamo è estremamente importante perché contribuisce alla nostra visione del mondo; così come una maschera positiva ci può aiutare a rispondere a canoni esterni e a modelli interiorizzati, una maschera negativa favorisce una visione cupa e negativa del mondo che può condurre a disprezzare la vita, gli altri e sé stessi.

 

Noi possiamo vedere come funzionano le maschere osservando bene le caratteristiche dei vari ascendenti; essi infatti imprimono un fortissimo impatto sul mondo che produce una serie di comportamenti e di pregiudizi in grado di attrarre anche nel mondo ciò che è in linea con la nostra visione.

 

Se la  maschera è “di inadeguatezza” ecco che la visione del mondo sarà caratterizzata da insicurezza, senso di difficoltà, paura, svalutazione e diffidenza nei confronti dell’esterno: questa “maschera”, anche se non corrisponde alla vera identità del soggetto – che avrà ovviamente anche altre qualità -  farà sì che lo stesso venga percepito come un soggetto di cui  “diffidare” in quanto persona piena di difficoltà e di difese che non stimolano fiducia negli altri. Ecco che la maschera – il nostro falso Sé – si impadronisce della nostra essenza non permettendoci di contattarla anzi, finisce per produrre pensieri e comportamenti che attraggono esattamente l’uguale.

 

Una maschera troppo rigida tende a portare a regressioni il che può essere un vero pericolo per la psiche che si trova a non avere un sufficiente spazio per crescere.

 

E’ quindi importantissimo lavorare sul proprio Ascendente cercando di capire bene quali sono le “maschere” che abbiamo dovuto indossare in modo da utilizzarle al meglio per sviluppare le qualità e capacità intrinseche che possono poi guidarci alla costruzione della reale identità dell’Io.





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