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LA “MENTE” … MENTE

a cura di Lidia Fassio
 

E’ curioso il fatto che da sempre abbiamo sentito dire che “la mente … mente” eppure, soprattutto noi occidentali, siamo attestati soprattutto su di essa, dando per scontato che ogni cosa che la stessa ritenga vera, lo sia realmente.
Possiamo dire senza tema di smentita che noi “pensiamo troppo” e che, di solito, permettiamo alle  preoccupazioni e al lavorio della mente di occupare uno spazio esagerato nella nostra vita a scapito di altre funzioni altrettanto importanti ed utili per il nostro benessere.
Le persone si interrogano in continuazione e sono ansia su problemi economici, sui figli, sulle relazioni e su tutto ciò che attiene la quotidianità ma si arrovellano anche su domande del tipo: “chi sono io, cosa faccio della mia vita, sono felice, cosa mi manca, ecc”?, tutte cose importanti che tendono a cercare un senso in  ciò che facciamo ma che non dovrebbero comunque avere il sopravvento su altre cose.

Un mio insegnante diceva: “sarebbe meglio imparare a vivere piuttosto che “pensare” a vivere” ed è forse questo il segreto; cominciare a vivere evitando le elucubrazioni che, quando esagerano, ci portano via la vita e ci incatenano in situazioni che bloccano il nostro crescere. Anche gli psicologi concordano oggi sul fatto che gli individui si interrogano troppo su sé stessi e questo diventa prima o poi un’ossessione che blocca quanto il non pensare mai a nulla.

Se abbiamo l’abitudine di elucubrare ci esponiamo a ore e giorni di stress anche per eventi di scarsissima importanza che non dovrebbero portarci via energia. Credo che le donne in particolare siano state colte da una vera e propria “epidemia di pensiero”, qualcosa che è simile ad una “ruminazione” che occupa buona parte della vita quotidiana.
In effetti, mentre gli uomini di solito ruminano su questioni che riguardano il lavoro, le donne ruminano su qualunque cosa e questo a scapito della reale capacità di risolvere i problemi che in qualche modo vengono ingigantiti e stigmatizzati.
Il troppo pensare è nemico del rilassamento, della capacità di godere della serenità e della positività della vita e, in pratica produce conflitto e confusione in quanto drammatizza anche ciò che sarebbe più semplice.

Forse, uno dei primi passi verso la tanto sbandierata libertà potrebbe consistere nello spezzare i circuiti dei pensieri e nel lasciare “spazio” al sentire, alla fantasia, al gioco e al divertimento.
L’astrologia con i suoi simboli può soccorrerci nel comprendere alcuni passaggi importanti: sappiamo che Mercurio nel tema natale ci parla del modo in cui abbiamo formato i nostri primi schemi mentali e del tipo di “mente” che abbiamo. Mercurio si lega alla nascita del pensiero e al modo in cui si sono divisi coscienza e inconscio creando però un confine che li separi che, tuttavia, possa essere scavalcato all’occorrenza.
La posizione di Mercurio e gli aspetti che fa ci permettono di capire se abbiamo una mente tranquilla, oppure stressata, se siamo aperti o chiusi, se tradizionalisti oppure avveniristici; Mercurio rappresenta ciò che abbiamo portato dentro e che abbiamo stabilito “essere la nostra realtà”, ma ci dice anche come la leggiamo e come l’abbiamo codificata nonché come decodifichiamo quella degli altri.
Sappiamo che Mercurio però è uno stretto collaboratore di Giove e di Nettuno che, invece, operano con dei processi diversi che fanno pensare all’interpretazione e al dare senso a ciò che ci accade. Entrambi, come dice il mito, sono fondamentali perché realtà e fantasia non sono due processi opposti bensì complementari e, insieme, ci possono dare una completezza di visione del mondo. Insieme possiamo trovare soluzioni alternative aderendo comunque e sempre al mondo reale pur non privandoci degli spazi risananti che giungono dalla possibilità di allontanarsi da esso temporaneamente.

Se abbiamo l’abitudine di utilizzare entrambi i lati del nostro cervello, allora siamo sicuramente capaci di pensare e di elaborare, di trarre significato e, contemporaneamente utilizziamo anche il “sentire e l’intuire” che sono due facoltà tutt’altro che trascurabili; se per qualche motivo il lato emotivo, l’intuizione o la fantasia ci hanno dato sofferenza allora, è probabile che il lato razionale abbia in qualche modo preso il sopravvento in modo da evitarci il dolore che, in ogni caso, è sempre negativo nella prima parte della vita.

Del resto, i due segni che sono sotto la signoria di Mercurio e del suo compagno “Y”  – Gemelli e Vergine – sono senza dubbio quelli più “ossessionati dal pensiero”. Sono quelli che utilizzerebbero solo un lato della polarità mentre, sappiamo bene, che devono essere due.
I Gemelli sono sicuramente brillanti e pieni di verve ma hanno spesso una fortissima difficoltà a rilassarsi per cui sono sempre in movimento e sono sempre sotto pressione da un punto di vista mentale. In genere i Gemelli evitano di “rilassarsi” proprio per non lasciar entrare nella coscienza quel tipo di sollecitazione con cui non sono a loro agio e che crea ansia.

La Vergine è  il segno che, se esasperato, può arrivare con facilità ai “pensieri ossessivi” nel senso che questa modalità di agire diventa un argine contro il mondo dell’inconscio che teme e tende a bloccare.
Anche le case terza e sesta si riferiscono a processi che tendono ad utilizzare con prevalenza il pensiero  causale che richiede concentrazione, confronto e l’uso della ragione e della logica che favoriscono la presa di coscienza della realtà materiale ed ordinaria.

Sappiamo invece che i segni più legati al rilassamento, alla fantasia, alla sintesi o addirittura alla meditazione sono invece Sagittario e Pesci unitamente ai loro signori Giove e Nettuno che, invece, hanno il compito di permettere l’accesso ad un diverso modo di pensare, molto più allargato, non concentrato ma associativo ed analogico.
Questi due segni e le due case ad essi collegati si riferiscono quindi ad una percezione del mondo quasi alternativa in cui ci si può elevare al di sopra della realtà materiale e dell’immanenza per entrare in un contesto in cui si ha accesso alle immagini e ai contenuti interiori che possono fluire in modo naturale nella coscienza, aiutandoci così a utilizzare i due lobi per ottenere una visione più corretta che tenga conto anche degli  inganni della mente ordinaria che nascono allorchè ci vuole proteggere da ciò che ritiene difficile da accettare ed integrare.

Quando ad esempio in un tema natale ci troviamo di fronte a legami tra questi pianeti o tra le case terza, sesta, nona e dodicesima, siamo autorizzati a pensare che vi sia stata una sovrapposizione tra realtà e fantasia, nonché tra mondo ordinario e mondo transpersonale e che, in qualche modo, la nostra coscienza abbia dovuto distorcere o bloccare l’accesso a certi contenuti che venivano considerati “problematici”.
In pratica, queste funzioni ci ricordano che debbono svilupparsi tutte e che devono interagire fra loro altrimenti la visione della realtà sarà comunque distorta e la mente si ingannerà su ciò che crede.

In effetti, gli schemi che costruiamo per decodificare la realtà sono spesso intrisi di “autoinganni” che nascono allorchè la mente vuole difendere ad ogni costo il suo modo di procedere, addirittura, ritenendolo l’unico possibile.
La mente è simile ad un “tunnel” che non  permette di vedere ciò che sta al di là perché è buio.
Basta guardare quante volte scommetteremmo tutto ciò che abbiamo su una determinata convinzione per accorgerci subito dopo che ci siamo ingannati e che le cose non sono in quel modo.

Questo significa che siamo spesso preda di vere e proprie illusioni cognitive di cui nulla sappiamo ma che  distorcono di molto la nostra visione di realtà; un occhio più attento, potrebbe dire che la “mente” è preda di un inconscio personale che memorizza illusioni, errori e distorsioni senza che la coscienza ne abbia percezione.
Sappiamo che la “mente” utilizza più che altro la percezione per formare il suo senso di realtà e oggi possiamo dire che gli organi di senso non è detto che registrino fedelmente ciò che è stato visto, udito, toccato e gustato.
Ad eccezione dell’olfatto che è l’unico organo di senso preciso in quanto diretto e senza alcuna interpretazione, gli altri quattro possono essere notevolmente falsati da interpretazioni non corrette tendenti però a consentire un maggior adattamento.

Mercurio non solo rappresenta la nostra mente e il nostro principio di realtà ma è anche uno dei componenti principali dell’adattamento; quando esso richiede un sacrificio troppo grande della nostra effettiva essenza non possiamo che “deformare” la visione della realtà e adattarla al meglio alle esigenze di un ambiente che non consente di “essere veri”.

Sappiamo che nello sviluppo del nostro pensiero anche l’illusione gioca un ruolo importante: già George Devereux nel 1967 aveva teorizzato che l’uomo, di fronte a ciò che non può capire, si  inventa delle risposte il che significa che l’illusione è molto meglio del nulla che genera ansia.

Il bambino ha un pensiero molto simile a quello dell’uomo primitivo; questo significa che vive ancora immerso nel pensiero onnipotente che permette di costruire un mondo illusorio in cui soggettività ed oggettività nonché illusione e realtà giacciono l’uno a fianco all’altro senza che vi sia una netta divisione tra di essi. Proprio sull’asse terza nona nasce la possibilità di definizione dei due mondi e la costruzione di  un “confine” solido tra i due che tuttavia può essere travalicato dalla coscienza che deve però sapere in quale dei due si trova, senza confonderli.

Purtroppo però se il bambino non riesce ad ottenere le risposte che desidera dall’ambiente circostante e dalle relazioni fondamentali il vuoto che si crea all’interno viene compensato con modalità illusorie onnipotenti che deformeranno nel tempo il suo concetto di realtà.
La mancanza di appagamento e di risposte permette quindi alla nostra psiche di continuare a sovrapporre realtà oggettiva e realtà soggettiva creando così grandi buchi nella “mente” che generano grandi “disillusioni”.

Bisogna però prendere in considerazione le teorie di Winnicott che sostiene che illusione e disillusione non sono antagoniste ma necessarie al dar vita all’esperienza.
L’illusione è uno spazio di “sicurezza” che si crea  laddove non vi sono sostegni dall’esterno nel periodo in cui il bambino passa dal principio di piacere al principio di realtà; le illusioni permettono di mantenere un senso di conforto che invece, verrebbe meno.
L’illusione nasce per fronteggiare il disagio interno più che quello reale esterno ovvero si verifica allorchè le reazioni emotive non trovano contenimento; in quel caso è il Super IO a mettere un argine di difesa che sostenga l’IO.

L’attività percettiva infatti porta, se sostenuta abilmente dalle figure di contenimento, a sviluppare un minimo di sicurezza; se invece ciò che si percepisce non può essere accettato, in quanto non vi sono condizioni opportune, allora il mondo della coscienza può essere travolto da quello dell’inconscio senza che questo venga registrato come un problema.

Sull’asse terza nona noi sviluppiamo il nostro modo di pensare, di conoscere e di registrare nella memoria ciò che impariamo e tutto ciò ci permetterà di formarci opinioni e credenze (casa nona); se partiamo però da una percezione della realtà sbagliata o distorta (casa terza) anche le considerazioni che riusciremo a trarre non potranno che essere sconfortanti in quanto ci condurranno dritto a vivere frustrazioni, delusioni e disillusioni.
Laddove c’è immaturità intellettuale entra a pieno diritto l’illusione che viene alimentata dall’idealizzazione di figure considerate “portatrici di sapere e di opinioni valide”.

Certo, durante la fase dell’adolescenza ogni individuo passa nuovamente attraverso grandi processi di disillusione che seguono la separazione dal pensiero collettivo e dalla nascita del  pensiero indipendente che si basa sull’esperienza personale e non più su quella dei genitori o degli insegnanti.

In pratica la maturità cognitiva dovrebbe consistere nella capacità della mente di utilizzare sia esperienze reali sia trascendenti e di unire mondo esterno e mondo interno attraverso elaborazioni molto sofisticate della realtà; proprio questo permetterà di raggiungere livelli molto elevati di conoscenza.

Chi di noi è in grado però di usufruire di un pensiero puro in cui non vi siano processi illusori o idealizzazioni? Basta pensare a cosa accade durante l’innamoramento in cui illusione, idealizzazione e proiezione sono i  motori essenziali di questo processo. L’idealizzazione (che è pur sempre un inganno della mente) ci consente di superare l’ambivalenza di pensieri che investirebbero troppo precocemente l’altro non consentendo il perdurare minimo dello stato di innamoramento. L’illusione consente di vedere l’oggetto come l’ideale dell’IO e di tornare per un attimo al senso di amore primario che tende a recuperare il paradiso perduto, ovvero l’altra metà di sé.

Come sempre dobbiamo imparare, come ci dicono astrologia e psicologia, ad utilizzare tutte le funzioni in modo da avere una visione globale delle cose; abbiamo sicuramente bisogno di aderire al senso di realtà, ma dobbiamo anche coltivare la nostra fantasia e, una piccola porzione di illusione di certo aiuta a vivere mentre, se questa prende il sopravvento può portarci sull’orlo del baratro.

La mente è un grande strumento ma dobbiamo utilizzarla con saggezza.





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