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IL BAMBINO “ADATTATO”

a cura di Lidia Fassio
 

Come sappiamo la famiglia è un sistema sociale che si basa su valori, credenze, regole, modi di vivere, aspettative ed impegni: in pratica ogni membro è chiamato a rispondere alle richieste consce o inconsce che vengono fatte; nascendo all’interno di questo sistema ogni bambino assorbe tutto ciò che viene trasmesso e quindi resta fortemente influenzato e plasmato da tutto ciò che accade in famiglia.
I sistemi familiari tendono a “creare una mente di gruppo” in cui tutti i membri devono essere collegati e leali tra loro e rispondere a ciò che la famiglia considera fondamentale.

Le difficoltà di un individuo si giocano in buona parte a questo livello in quanto, nel percorso di adattamento, le sua qualità e peculiarità si dovranno integrare con ciò che la famiglia passa a livello di valori ma, soprattutto a ciò che viene messo in campo sotto forma di aspettative; non ci sono dubbi sul peso dei condizionamenti che l’ambiente familiare ha sui bambini.

Dobbiamo però prendere in considerazione che ci sono bambini che sono più adattabili di altri e che, quindi, tendono a ricevere maggiori condizionamenti e ad assoggettarsi a quelle che sono le richieste ambientali e parentali, senza ribellarsi e senza cercare di sfuggire.
Senza dubbio la natura individuale porta in sé una serie di predisposizioni che, nel caso di un bambino, possono risultare particolarmente adatte a soddisfare particolari esigenze esterne anche quando le stesse sono negative per il soggetto stesso.

Nelle famiglie sane i ruoli sono chiari e flessibili; i genitori sono accudenti e capaci di mettere regole che danno sicurezza e non ci sono inversioni di ruoli per cui non si verifica mai una richiesta incongrua su un figlio in quanto il carico viene equamente ripartito tra gli adulti e i bambini vengono responsabilizzati in base all’età senza spingerli a diventare adulti troppo in fretta.
In quelle disfunzionali invece, per i motivi più disparati, gli adulti non riescono a farsi carico delle responsabilità parentali e così, sono i figli che sopperiscono a funzioni che, proprio perché non sono adatte alla loro struttura emotiva e psichica inficeranno  in maniera profonda la loro crescita.
Nelle famiglie funzionali non esistono capri espiatori ed anche i ruoli tra gli adulti possono essere interscambiabili a seconda delle esigenze: non ci sono rigidità né imposizioni ma si tende a sensibilizzare e ad educare (nel senso più nobile del termine ovvero accompagnando a crescere); si stabiliscono regole chiare che non creano confusione e che non richiedono di essere di volta in volta decodificate ed interpretate;  nessuno dei  membri ha bisogno di attrarre su di sé problemi di varia natura (fisici, psichici o sociali) per ottenere  attenzioni; i bisogni si esprimono chiaramente.

Ci sono tre tipi di famiglie disfunzionali:

- la famiglia normativa il cui motto è “se vuoi il mio amore devi fare qualcosa per me perché niente si ottiene gratis”;
- la famiglia caotica il cui motto è: “se mi ami ti amerò anch’io”;
- la famiglia corrotta in cui bisogna fingere di amarsi anche se ci si odia.

Chiaramente, le famiglie disfunzionali vengono tenute insieme da una mancanza di identità solida tra i vari membri, da una dipendenza reciproca, e da uno stato di consapevolezza molto simile alla “trance”; non esiste un pensiero personale e individuale  bensì “un pensiero di gruppo” e non esistono emozioni personali ma “emozioni di gruppo”. In genere, le famiglie fortemente disfunzionali riuniscono in sé tutte e tre le tipologie e, chiaramente, per i figli le situazioni sono molto difficili.

Vogliamo occuparci in questa sede della famiglia delle prime due tipologie che sono quelle che richiedono ai figli un’inversione di ruoli.
Si tratta di due modelli che rientrano nella dinamica Vergine/Pesci, case VI/XII; in queste famiglie i bambini devono rispondere ad alcune regole fondamentali:
- non disturbare gli adulti
- diventare indipendenti presto
- crescere in fretta
- adattarsi velocemente alle richieste dei genitori
- sostenerli nelle loro difficoltà
- farsi carico delle emozioni e delle fragilità dei genitori

Senza dubbio capita spesso di vedere bambini eccessivamente buoni e troppo educati per la loro età; bambini che si comportano da “adulti” e che i genitori definiscono “ometti e donnine” proprio perché hanno un ruolo non rispondente all’età anagrafica; questa condizione non può essere l’ottimale perché i bambini avrebbero diritto alla loro infanzia e ad un periodo in cui  spensieratezza e gioco dovrebbero essere le uniche occupazioni. 
Quando nelle famiglie c’è un esagerato sovraccarico (famiglie saturniane) oppure ci sono fragilità manifeste (problemi di salute o dipendenze), i bambini sono chiamati a diventare in fretta adulti, ad occuparsi di sé stessi e, a volte, anche dei fratellini e, soprattutto, a fare a meno del supporto degli adulti perché sentono questo come un problema.
Siamo di fronte a bambini così detti “genitorializzati” che devono in qualche modo fare un ruolo non consono alla loro età senza avere i  supporti adatti ed anzi, spesso, sono chiamati ad essere loro di  supporto agli adulti che sono immaturi, insicuri e fragili e quindi incapaci di svolgere al meglio le loro funzioni a causa di fragilità o eccessivo carico materiale che, però, tolgono spazio e verve alla vita dei figli.

La parola “genitorializzazione” indica di per sé una distorsione nel rapporto tant’è che sottintende che sia  il figlio a fare  il ruolo di genitore il che significa che sarà caricato di aspettative ed impegni che comporteranno obblighi e responsabilità esagerate per l’età.
Il bambino viene sollecitato a “prendersi cura” di qualcosa o di qualcuno: ad esempio deve fare da mangiare, oppure sostenere emotivamente la madre o il padre con problemi, occuparsi di un fratellino più piccolo, curandolo come se fosse lui il genitore; in questa situazione quasi sempre al figlio viene anche delegato il ruolo di mantenere insieme la famiglia, di  “sacrificarsi” per evitare il peggio.

Sicuramente ci sono alcune tipologie astrologiche che, più di altre, possono entrare con facilità dentro a ruoli diversi da quelli che dovrebbe interpretare un bambino.
I primi sono i saturniani, ovvero i bambini che nascono con Sole, Luna in aspetto a Saturno, forti valori Verginei o Capricorniani, case VI e X molto abitate; questi sono bambini potenzialmente capaci di “adattarsi” e di “sacrificare” la loro infanzia mettendosi nel ruolo di genitori allorchè avvertono che la famiglia ha dei problemi.
Sono bambini che vivono una realtà in cui vi sono dipendenze  (soprattutto da alcool) oppure in situazioni in cui i genitori devono lavorare troppo per mantenere la famiglia per cui sono chiamati a responsabilizzarsi, a guardare altri figli più piccoli, a fare i lavori domestici, cercando in ogni caso di non pesare sugli adulti che vengono visti come troppo impegnati.

E’ una condizione che era più frequente alcune generazioni fa quando la situazione economica sociale era molto meno opulenta di adesso e quindi non c’era tempo per portare avanti troppo a lungo l’infanzia. Oggi è meno frequente anche se, spesso, è rintracciabile nelle famiglie di emigrati alla ricerca di un riscatto sociale ed economico nei nostri paesi.
Sono bambini che diventano adulti troppo in fretta che sembrano non avere “bisogni” in quanto quelli della famiglia hanno priorità assoluta rispetto ai propri che devono essere messi da parte.
I Saturniani hanno una certa “predisposizione” a entrare in relazioni sacrificali perché, per natura hanno la capacità di farsi carico e di prendersi delle responsabilità in modo da ottenere  gratificazioni per il loro “saper fare”.
Quando ci sono già troppi problemi in famiglia, si è poco attenti ai bisogni dei figli che, vengono piuttosto visti come “risorse” da utilizzare; in questi contesti i figli non vengono  premiati ed una delle possibilità di esserlo sta proprio nel diventare subito indipendenti e nel “dare una mano”. In questi soggetti il Super Io cresce in fretta e spinge a prendersi impegni e doveri. Un’altra cosa che favorisce questa natura è l’essere considerati “egoisti” ogni volta che si fa qualcosa per sé stessi o, nel caso di un bambino, quando preferisce giocare piuttosto che occuparsi di qualcosa di utile per la famiglia.

La natura schiva e la facilità a rinunciare fanno il resto e così questi bambini vengono considerati sempre “molto più maturi” della loro età anagrafica ma questo non è vero e sono solo più “adattati” di altri;  in pratica, nessuno si è mai occupato veramente di loro e ha mai capito le loro paure e il modo in cui cercano di superarle: si tratta di bambini che fanno di necessità virtù e che semplicemente rimuovono e rinnegano i loro bisogni in cambio di quella considerazione che pensano di non poter avere diversamente. La percezione di “maturità” nasce invece dal fatto che  non chiedono mai e si propongono come “aiuto” di chi ha bisogno. Sono bambini che sviluppano grandissimi vuoti interni in quanto costruiscono una maschera di “forza”  che in realtà è solo una corazza esterna che permette di “resistere” a condizioni difficili e, soprattutto, a non essere compresi e sostenuti. Sentono in maniera prepotente il senso del dovere e si adattano ad essere il figlio “sacrificale” .
La psicologia evidenzia in questi bambini un fortissimo senso di disvalore, uno svuotamento emotivo ed una strisciante depressione.

In genere in queste famiglie vi è il mito del “dovere e del sacrificio” che crea obblighi e aspettative in tutti i membri, bambini compresi.

Un’altra predisposizione a “genitorializzarsi velocemente” è rintracciabile nei nettuniani anche se con formule diverse dai saturniani.
Chi ha nel tema natale Nettuno in aspetto con Sole o Luna, oppure che ha una casa XII forte o forti segnature sul segno dei Pesci ha una natura ipersensibile ed una certa predisposizione ad avvertire i bisogni altrui e a confonderli con i propri.
Possiamo dire che questi soggetti hanno fatto i conti fin da piccoli con uno scarso sostegno emotivo che hanno compensato attraverso un meccanismo di difesa di negazione spostando e proiettando la propria fragilità e sensibilità sulle figure genitoriali che sentono deboli e fragili e dunque incapaci di svolgere la loro funzione.
Si tratta di bambini che appartengono a famiglie caotiche in cui gli adulti non riescono a svolgere il loro ruolo perché sono fragili (malati o dipendenti emotivamente) e, soprattutto non sanno mettere confini per cui entrano con facilità nel ruolo di figli richiedendo accudimento e sostegno in quanto sembrano crollare da un momento all’altro sotto il peso delle loro responsabilità.
In questo caso non è tanto verso il “fare” che i bambini si orientano ma verso il sostegno emotivo; in pratica coccolano e fanno da contenitori alle fragilità, all’irrazionalità, all’immaturità e ai crolli emotivi dei loro genitori diventando salvatori e i consolatori che sostengono le loro difficoltà, le loro paure e soprattutto, quella che sembra essere una  “sfortuna”.

In questo caso il bambino mette da parte la sua immaturità, le inevitabili paure e difficoltà e, soprattutto, elude e nega  la personale fragilità emotiva e impara a sentirsi forte sostenendo, facendo da stampella, sfuggendo la realtà considerando assolutamente normale questo ruolo. La loro inconsistenza emotiva viene rimossa e al posto subentra l’illusione di una forza che in realtà non esiste ma che, permette loro di sopravvivere in una condizione in cui non possono appoggiarsi a nessuno giacchè nessuno è presente nel concreto per farsi carico dei loro stati emozionali e aiutarli a crescere.
I genitori in questo caso non sono in grado di mettere regole, di dare valori, di creare un confine sano con i figli ma, abusano, manipolano e ricattano emotivamente e richiedono lealtà e impegni che li svuoteranno e comprometteranno la loro crescita.

Senza dubbio la genitorializzazione è un’aspettativa del sistema familiare ed ha un obiettivo preciso anche se inconscio. Chiaramente quando in una famiglia la scelta cade su un solo figlio le difficoltà saranno maggiori poiché questo non potrà neppure contare sulla condivisione con i fratelli o altri membri e quindi si sentirà la vittima designata.

Oggi le situazioni sono leggermente cambiate per cui, nella nostra realtà sociale, tendiamo a trovare più la seconda tipologia della prima e di certo non è difficile vedere genitori completamente impreparati al loro ruolo, adulti senza polso, incapaci di prendere decisioni e di sostenere e di mettere regole che servirebbero da riferimento ai figli che, così, si sentono in balia di dinamiche che non possono in alcun modo controllare se non negando i bisogni ed   imparando ad “essere forti” sostenendo quelli dei genitori. 
In effetti, se da un lato è intollerabile per un bambino non avere risposte certe e non sentire la forza in un genitore, è ancor più intollerabile avvertire la disgregazione interna nel momento in cui si sente solo in balia della fragilità emotiva dello stesso. La naturale difesa consiste proprio nell’imparare a contenere il genitore stesso mettendosi in un ruolo che poi eserciterà anche da adulto giacchè, rimuovendo la sua fragilità,  attrarrà sempre soggetti fragili e bisognosi e “da salvare”.

Sarebbe importante per ogni genitore capire che il bambino non può avere la forza di invertire i ruoli e che, quando questo avviene, mostra una realtà difficile e legami non sani ma più che altro mostra la paura di tradire un obbligo oppure quella di cedere sotto la pressione di ciò che non è ancora in grado di fronteggiare.





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