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LA CRISI DI MEZZA ETÀ NELLA COPPIA

a cura di Lidia Fassio
 

La psicologia ha individuato fasi particolarmente difficili nella vita sia individuale che di coppia.
Senza dubbio, insieme all’adolescenza e alla fase di maturità che dà inizio alla vecchiaia, la crisi di mezza età è molto forte e, a volte, sconvolgente in quanto produce importanti cambiamenti e trasformazioni che, quando si è in due, porteranno inevitabilmente a dover affrontare una nuova fase anche di relazione.

Astrologicamente parlando sappiamo che la fascia di età che va dai 38 ai 42 anni vede il sommarsi di quattro importantissimi cicli planetari che sembrano predisposti a stimolare l’individuo a fare una revisione di ciò che ha vissuto fino a quel momento, cambiando ciò che non è più adatto, lasciando andare vecchi schemi appartenenti al passato per trovare nuove direzioni che diano un significato al semplice “esistere”. I cicli interessati sono i seguenti:

Saturno opposto a Saturno (II opposizione)

Il ciclo di Saturno (29 anni circa) simboleggia la spinta a diventare autonomi ed indipendenti e ad acquisire quegli strumenti che sono necessari allo scopo. Nel primo ciclo del pianeta siamo chiamati a darci struttura attraverso ciò che viene passato dal mondo esterno, soprattutto in termini di regole, leggi che impariamo nel contatto con le figure di autorità. Dobbiamo imparare che abbiamo diritti ma anche doveri e che dobbiamo fare la nostra parte nel mondo e assumendoci al tempo stesso la responsabilità della nostra vita: Saturno è legato alla necessità e alla realtà e nei suoi cicli chiede conto di come abbiamo risolto i problemi legati a queste cose, se siamo forti in modo tale da essere indipendenti oppure se sussistono dipendenze che, ovviamente, non permettono di scegliere ciò che vogliamo veramente.
Il secondo ciclo ha uno scopo preciso, quello di farci uscire da tutto ciò che è collettivo per comprendere ciò che siamo il che comporta distacchi, scelte e assunzione di responsabilità. L’individuo deve essere pronto ad accollarsi impegni corrispondenti alla sua maturità psicologica ma anche a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato per sè, al di là delle convenzioni esterne e delle aspettative di altri.
La seconda opposizione richiede di capire a che punto siamo rispetto alla nostra indipendenza e ci porta di fronte alle nostre lacune e fragilità in modo da poterle superare distaccandoci da comportamenti non più idonei e diventando più forti ed in grado di autodeterminarci.

Urano opposto a Urano

Il ciclo di Urano è quello più rispondente alla vita umana attuale. E’ un ciclo di 84 anni. Intorno ai 40/42 anni, ovvero nella mezza età, tutti vivono la sua prima opposizione. Il suo ciclo indica la possibilità di liberarci e di uscire dai condizionamenti del passato e da quei legami, pensieri, schemi emozionali ed istintuali che impediscono l’autenticità. Urano è legato è quella parte di noi che vuole che diventiamo “individui” unici e completi mettendo in relazione quelle parti che sono state eliminate dalla coscienza perché inaccettabili o non in linea con i dettami educativi: ha a che fare con l’armonizzazione delle nostre tante sub personalità che, ovviamente, migliorano la conoscenza di noi stessi portando fuori anche quei lati originali che non possono conformarsi al collettivo. E’ un pianeta che spinge ad operare i cambiamenti che si rendono necessari per crescere e diventare liberi; questi vengono stimolati dalle nuove opportunità che si incontrano nella vita che obbligano a  rimettersi in gioco non solo dal punto di vista individuale ma anche sociale.
La metà del ciclo tende a portare a nuove opportunità che richiedono veri e propri riorientamenti di vita poiché cambiando i valori esigono cambiamenti di direzione; in questo modo comprenderemo in modo più chiaro cosa può essere portato avanti e cosa, invece, non risponde più a ciò che si è in quel momento. Il cambiamento deve avvenire su spinte di consapevolezza e di maturazione e non certo per sfuggire a responsabilità che non si reggono da cui si vuole fuggire.

Nettuno quadrato a Nettuno

Intorno ai 40 anni si presenta anche il primo quadrato di Nettuno a sé stesso. Il ciclo di questo pianeta è di 164 anni circa ed è totalmente incentrato sul bisogno di trovare senso e significato nella vita, di collegarci ai più grandi ideali universali; è legato al principio spirituale il solo che possa placare il senso di vuoto che origina dalla frammentazione, dalla solitudine, dall’isolamento e dalla diversità individuale che, insieme, spingono ad una maggior partecipazione al mondo. Nettuno è quella parte di noi che non può contemplare solo la realtà immanente ma percepisce il bisogno di trascendere l’ordinario per sconfinare nell’infinito e nella totalità. Lo fa attraverso la sensibilità, l’empatia, la fantasia, il sogno e il desiderio di dissolvere i confini della coscienza che limitano e bloccano.
Gli orientali dicono che a 40 anni c’è il risveglio e la risalita della Kundalini che è l’energia spirituale che, prima, giace come un serpente acciambellato al fondo della spina dorsale. Nettuno rappresenta il Se’ superiore, quella parte che comprende anche la coscienza e che, una volta ricontattato, aiuterà a superare tutte le dipendenze risanando le ferite che ci portiamo dietro. E’ un archetipo che consente di ricevere informazioni da qualcosa di più grande di noi che possono essere usate per guarire e per avvicinarci all’unità. E’ legato al “sentire”, alla compassione e alla capacità di sentirci profondamente legati a ciò che ci circonda pur mantenendo un sano distacco che permetta l’espressione della nostra individualità.
La quadratura coincide spesso con la scoperta dell’anima, quel centro da cui tutto parte per poi ritornare. E’ un’immersione in una sensibilità nuova e diversa in grado di farci sperimentare l’amore universale al di fuori degli egoismi personali. Amplifica la comprensione e collega il sentire dei sensi a quello emotivo acquisendo così nuovi livelli di empatia. E’ l’unione tra materia e spirito, uno stato in cui il corpo fa spazio allo spirito. 
A quest’età si avvertono insoddisfazioni che spingono ad andare al di là dei risultati materiali che non sono più sufficienti a dare senso a ciò che si fa e si è. In genere si attiva il desiderio di offrire qualcosa di sé al mondo, forti del sentirsi parte di esso.

Plutone quadrato a Plutone

Non tutte le generazioni hanno la fortuna di godere alla mezza età del ciclo di Plutone in quanto, proprio per l’eccentricità della sua orbita, si trova a fare la prima quadratura a quest’età solo quanto è nella parte veloce del suo ciclo, ovvero quando è più vicino al Sole. Plutone ha un ciclo di circa 248 anni.
Le generazioni nate con Plutone dal Leone alla Bilancia sono le sole ad avere la possibilità di sommare, agli altri tre cicli planetari, anche quello del Dio dell’Ade.
Plutone simboleggia il lato motivazionale e creativo; quella parte di noi che può placarsi e rinascere solo nel momento in cui le intenzioni del Se’ e quelle dell’Io si allineano producendo la possibilità di accedere al potere personale e alla gratificazione. E’ la parte che, apparentemente, sembra più grezza dove, tuttavia, sono riposte le risorse più profonde e più preziose che, una volta, ripulite diventeranno diamanti da utilizzare per uno scopo nobile e creativo. E’ il nostro vero potere trasformativo, un’energia che rende nobile la parte animale. Ha a che fare con la possibilità di padroneggiare gli istinti più forti portandoli a collaborare all’Io per far brillare l’ essenza.
Quando si sperimenta il quadrato di Plutone a sé stesso in genere si vive una fase di stagnazione che spinge a cercare nuova linfa vitale e nuove motivazioni. In genere è un momento di crisi che richiederà di lasciar andare ciò che è servito ma non è più all’altezza del nostro nuovo essere. Permette di comprendere che la parte materiale ha un suo limite ma che, attraverso, il contatto con il lato più profondo, possiamo affrontare tutte le perdite e i congedi sapendo che l’essenza del nostro vissuto rimarrà dentro di noi nutrendo le parti nuove che da nasceranno.

In genere, a questa età, proprio quando i due individui di una coppia stanno affrontando una serie di passaggi profondi nella vita personale, ci si trova di fronte anche ad una crisi relazionale.
Oggi le coppie non durano moltissimo; sono poche quelle che riescono a non separarsi e, quelle che ce la fanno, sono in grado di affrontare con consapevolezza questo delicato periodo che, si manifesta sempre con una crisi che, dal piano individuale, può venire spalmata nel rapporto.
Affrontare questa crisi significa rimettersi in discussione come individui, ma significa anche superare le dipendenze e le illusioni che hanno fatto parte della prima metà della vita. Superare questo periodo significa accedere all’amore maturo, a quel porto sicuro a cui tutti vorrebbero approdare e, soprattutto, significa lavorare per la propria realizzazione e per quella dell’altro, non dando mai per acquisita la relazione ma confrontandosi con i bisogni che stanno cambiando.

A quest’età, due persone che vivono insieme sono costrette dai bisogni nuovi che emergono a rinegoziare molte cose del rapporto senza dar vita ad una guerra civile; in pratica, occorre ri-scoprire l’altro che sta cambiando, ri-sceglierlo e, generalmente, riorientare le mete che possono anche sensibili   modifiche al progetto iniziale. In questa crisi si scoprono molte altre differenze che richiedono di abbandonare l’illusione di essere uguali ed affini giacchè si scoprono in ognuno dei due necessità non affiorate precedentemente.
Come in qualsiasi sistema anche i due membri della coppia dovranno imparare a prendersi la responsabilità dei propri bisogni personali, evitando di chiudersi in ruoli rigidi che, spesso, sono tra i responsabili della crisi. E’ il momento di  lasciar andare il “controllo”  imparando ad affermarsi di più e più direttamente, senza la paura di non essere sé stessi. La cosa più distruttiva sarà rappresentata dai rapporti di potere: a questa età è ora di smettere di pensare che uno dei due possa avere potere sull’altro: l’altro non è un territorio di conquista ma un universo da conoscere e da scoprire in quanto sempre in movimento. Occorrerà recuperare sia l’intimità profonda che non può esistere in assenza della distanza necessaria a rispettare i tempi e i bisogni propri e dell’altro consapevoli del fatto che, nel risolvere i nostri problemi, siamo soli.. e che, tale solitudine, deve essere rispettata; in genere si avverte il bisogno di maggior libertà individuale consci che in una relazione non si perde la libertà ma la si dona. La vera libertà in una coppia consiste nel creare uno spazio dentro al quale si possa star bene, dove magari non ci sono tutte le gratificazioni del mondo, ma in cui vi è sempre l’essenziale.

L’amore maturo, come richiedono i grandi cicli planetari presenti nella crisi di mezza età, deve generare amicizia e non lotta; richiede che le decisioni vengano prese in due rispettando le nature individuali: non c’è la possibilità di provare amore senza autenticità. La crisi richiede anche una notevole dose di compassione sia verso sé stessi sia verso il partner poiché queste qualità aiutano ad addolcire ciò che via via si scopre di sé  stessi e dell’altro.
In una parola è una fase di cambiamento profondo nei modelli di relazione in cui emergono anche nuovi interessi, ma in cui si deve imparare a tollerare e a vivere con i difetti dell’altro, sapendo che la cosa sarà reciproca. E’ anche un approdare, un non errare più sul piano affettivo poiché insieme vi sono riferimenti, progetti e stimoli che, proprio perché sono in trasformazione, potranno eccitare la curiosità. Significa anche ritornare di tanto nella “passione” che serve a rigenerare le pile e ad aprire nuovi orizzonti sul piano intimo.





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