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FIGLI COSTRETTI AD EMIGRARE

a cura di Lidia Fassio
 

Negli ultimi anni molti giovani appena laureati o con una buona formazione tecnica si vedono costretti a trasferirsi in altri stati dell’unione europea o del mondo per ritagliarsi un’opportunità di realizzazione dato che, nel nostro paese, la crisi e la mancanza di leggi adeguate, hanno reso sempre più difficile la creazione di nuovi posti di lavoro. 

Si sta verificando un fenomeno paradossale: da un lato l’Italia è un paese che accoglie tutti gli anni migliaia di extra comunitari alla ricerca di un luogo più sicuro in cui trovare lavoro e costruirsi una nuova realtà e, dall’altro, la migrazione dei nostri giovani migliori che vanno ad incrementare le possibilità di altri paesi perché nel nostro non trovano collocazione.

Anche se con le dovute diversità, l’Italia è ridiventata un paese di emigranti: ora però non sono più i disperati che partono per cercare fortuna all’estero ma i nostri cervelli migliori, quelli che, pur avendo idee, progetti e motivazioni non hanno sbocchi ma non vogliono neppure accontentarsi di una vita mediocre per cui, non vedono un futuro qui, si avventurano altrove alla ricerca di qualcosa di diverso e di più appetibile. L’Italia che per anni sembrava toccata dall’età dell’oro si è risvegliata di botto prendendo atto che le risorse non ci sono più e che è molto difficile invertire la rotta che ha portato al disastro.

E’ interessante il fatto che i nostri giovani, pur nel disastrato sistema scolastico in cui versa l’Italia, trovano spesso ottime possibilità fuori; laureati, tecnici specializzati, inventivi e creativi locali sono molto apprezzati all’estero mentre noi permettiamo loro di andarsene dall’Italia incuranti del fatto che la maggior parte di essi finirà per stabilirsi definitivamente nel luogo in cui ha trovato lavoro con un’ulteriore ripercussione su quello che è l’andamento nazionale in termini di eccellenza professionale e di risorse collettive: in pratica stiamo cedendo le menti migliori trattenendo all’interno coloro che, avendo minori credenziali, si accontentano di vivere in  condizioni di precarietà dato che, per molti di essi, non vi è alcuna certezza di avere un lavoro stabile prima dei 40 anni, tardi per iniziare a pensare al futuro.

Lo stato di difficoltà e di precarietà in cui stiamo vivendo spinge le famiglie stesse a suggerire ai figli di non restare in Italia superando spesso grandissime difficoltà sia in termini economici che di organizzazione dato che non è facile sostenere le spese di un ragazzo che magari termina gli studi all’estero o va a perfezionarsi con dei master abbastanza costosi pur di consentire opportunità più realistiche di carriera e, soprattutto, di sicurezza e stabilità. In alcuni casi il fenomeno è contrario ovvero si spera che i figli trovino una buona realizzazione fuori per poi sostenere la famiglia che si trova economicamente in condizione precarie. Alcuni mesi fa il nostro governo aveva promulgato una legge (poi ritenuta incostituzionale) nella quale si volevano tassare del 20%  i bonifici provenienti dall’estero sui conti bancari nazionali, segno che non sono pochi i giovani che, dall’estero inviano soldi alle famiglie di origine.

Tutto questo avviene sotto gli occhi dei nostri governanti che non riescono a mettere in cantiere leggi adatte a promuovere il lavoro e l’occupazione creando così opportunità e speranze per il prossimo futuro. 

Sono tanti i genitori che si sottopongono a grandi fatiche economiche e di viaggio magari perché nascono dei nipoti all’estero e i figli avrebbero bisogno del loro aiuto ma le distanze creano anche problemi logistici di spostamento e di lingua, soprattutto per chi ha figli che vivono in Asia o in  America.

Se analizziamo il fenomeno dal punto di vista psicologico possiamo pensare a questi ragazzi come ai nuovi pionieri, mossi sia dal bisogno di miglioramento e dalla necessità di testarsi, sia dal desiderio di provare le loro effettive capacità professionali confrontandosi con un mercato che lascia spazio. In effetti, l’uomo da sempre ha cercato di trovare nuove possibilità spostandosi e non accontentandosi di condizioni precarie; un tempo ci si spostava per trovare cibo, poi, ci si è cominciati a spostare per trovare lavoro e possibilità di espansione. Proprio il segno del Sagittario ci permette di comprendere che, quando l’ambiente non offre ciò di cui si ha bisogno, chi è più coraggioso e fiducioso, tende a muoversi e a lasciarsi alle spalle le difficoltà animato dalla speranza che altrove le cose siano migliori.

L’astrologia ci consente di fare un’analisi accurata delle energie in campo: il primo segnale interessante a questo proposito è avvenuto con il transito di Plutone in Sagittario, a lungo in opposizione a Saturno in Gemelli,  che già aveva messo in evidenza grandi movimenti migratori, solo che abbiamo a lungo creduto che fossero i popoli  del terzo mondo a muoversi verso l’Italia per sfuggire alla fame, alle dittature  e alle guerre mentre, proprio in quegli anni, cominciava anche il flusso contrario a cui oggi, assistiamo più massicciamente.

Il tutto però è peggiorato con l’ingresso di Plutone in Capricorno e con la successiva, ma ancora perdurante, quadratura ad Urano in Ariete che sta tenendo tutto in stallo limitando  ancora di più le opportunità di sviluppo  nei paesi del sud dell’Europa che versano tutti in condizioni economiche difficili, costretti ad aumentare in modo esagerato le tasse per recuperare un debito pubblico impossibile da frenare.

Ovviamente, quando sono i grandi pianeti a formare aspetti negativi al segno del Cancro assistiamo a crisi che interessano le famiglie; in questi ultimi anni le stesse hanno visto il loro budget assottigliarsi  per via dell’inflazione e del non adeguamento degli stipendi al costo della vita sia perché ogni giorno ci sono  aziende che chiudono o che si trasferiscono all’estero lasciando a casa i lavoratori -  spesso  adulti - con figli giovani che non trovano occupazione e che si vedono costretti a lasciare il paese in cerca di un avvenire migliore.

La quadratura tra Urano e Plutone era presente anche negli anni ’30, quelli della grande crisi che precedettero e portarono alla seconda guerra mondiale (Urano era sempre in Ariete ma Plutone era in Cancro) e già allora si verificò il fenomeno della grande migrazione in America sia del Nord e del Sud,  mentre, negli anni ‘50 e ‘60 il movimento degli italiani è stato altrettanto forte ma diretto prevalentemente  verso i paesi più ricchi dell’Europa (Svizzera, Germania e Inghilterra) e verso il Nord Italia per via del grande boom dell’ industria; in quegli anni c’era la  quadratura tra Urano in Cancro e Nettuno in Bilancia che, a tutti gli effetti dette vita anche a grandi cambiamenti di ideali e di filosofia di vita, portando ventate di libertà e di anticonvenzionalità e duri attacchi all’assetto sociale esistente ma portando purtroppo anche la piaga del consumismo e dello spreco che ora paghiamo con lacrime e sangue.

Le quadrature che vedono implicato Urano sottolineano bisogni di cambiamento che stanno emergendo ma che sono contrastate ancora da situazioni non risolte appartenenti alle fasi precedenti per cui richiedono anni per cementarsi sul piano collettivo  affinché le coscienze possano maturare e apportare le innovazioni richieste.

La situazione attuale ha visto il formarsi della grande croce sui segni cardinali (Urano, Plutone, Marte e Giove) a simboleggiar, forse, il culmine della crisi che con l’ingresso di Giove in Leone (fine luglio) e la successiva entrata di Saturno in Sagittario (dicembre) potrà recedere un po’  consentendo così ai  flussi migratori di allentarsi proprio per via della presenza frenante di Saturno nel segno notoriamente legato ai movimenti di persone e di idee.

La speranza è quella che Saturno e Giove in segni di Fuoco possano contribuire alla promulgazione di nuove leggi che portino da un lato ad una miglior regolamentazione in campo economico e finanziario ma che, al tempo stesso, consentano di creare delle aperture lavorative anche nella nostra Italia che, da tempo, sembra non avere idee e, soprattutto, ideali che conducano ad uno sblocco. Si potrebbero senza dubbio incrementare l’arte e il turismo, grandi ricchezze del nostro paese lasciate però ancora in secondo piano.

Per intanto i nostri ragazzi si trovano in seria difficoltà, bloccati nell’iniziativa e, di conseguenza, demotivati anche nello studio dato che le prospettive, finora, hanno dato poca soddisfazione soprattutto a coloro che hanno investito tanto nella formazione per poi  trovarsi al palo, senza certezze e senza un vero riconoscimento dei loro sforzi.





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