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ROGUE ONE & ANIMALI FANTASTICI - UNIVERSI IN ESPANSIONE

a cura di Lorenzo Pelosini
 

Per sempre ricorderemo il 2015 come l’anno dei disperati ritorni cinematografici, primo fra tutti l’inizio della “nuova” trilogia di Star Wars. Viceversa, questo appena trascorso 2016 è stato l’anno dell’espansione di alcuni universi cinematografici che sembravano chiusi per sempre.

Per chi non avesse familiarità col concetto di universo espanso, partiamo da una definizione. Come sappiamo, Hollywood è costruita sul franchise. Dato che che i personaggi e le storie iconiche sono rare quanto il vero amore, questi vengono sfruttati prolungando la storia in forma di seguiti. Di recente, la paura di immettere sul mercato nuove storie che potrebbero non riscontrare il favore del pubblico è talmente aumentato che i soli seguiti non sono più sufficienti. Giacché spesso le storie Hollywoodiane si muovono all’interno di un universo peculiare a cui finiamo per affezionarci come alla casa dei nostri nonni, quando l’affetto per tali mondi raggiunge un certo livello, è possibile costruire storie, non solo sul protagonista, ma anche su vicende di sfondo. Tale pratica è chiamata spin-off ed è definibile come una deviazione sul percorso. Sul grande schermo, gli spin-off sono stati (finora) piuttosto rari, mentre sono pratica comune in televisione. La loro origine risiede invece nella letteratura. Assieme ad Asimov e Lovecraft, Tolkien è stato il più notevole creatore di un universo narrativo interconnesso. Per la prima volta, qui sono i luoghi e le razze ad affascinare, anziché i soli personaggi.

Così come la saga di Tolkien, quella di Lucas riprende il Viaggio dell’Eroe e il tema di fondo dei peccati dei padri e ambienta la vicenda in un mondo variegato e fantastico con la sua mitologia. Inoltre, tale mitologia è così affascinante da diventare la vera protagonista. Per anni, dopo la conclusione della trilogia classica, l’Universo Espanso ha ampliato la storia con romanzi e fumetti. Tuttavia, solo la saga familiare degli Skywalker aveva finora trovato posto sul grande schermo. Ora che invece il franchise è in mano alla Disney, essa vuole trarne il massimo profitto. Da un lato abbiamo quindi la continuazione della saga degli Skywalker, dall’altra abbiamo Rogue One, il primo spin-off cinematografico dell’Universo Star Wars.Finanziariamente, la mossa sembra azzeccata visto il miliardo di dollari di incasso. Resta però la questione narrativa. Perché la vera forza motrice di Star Wars non sono le navi spaziali o la tecnologia, ma appunto la Forza stessa. La capacità di divenire adulti accrescendo il proprio potere interiore, sconfiggendo un sistema opprimente e superando i nostri padri in coraggio. Tenendo presente questo tema portante, molte storie chiedevano di essere raccontate. Ad esempio l’origine della Forza o la creazione dell’Alleanza. Ma come già detto, la Disney punta su elementi sicuri per avere un profitto sicuro. C’è tuttavia una sostanziale differenza in un prodotto pensato per profitto ma col cuore volto al futuro e un prodotto che di cuore non ne ha affatto.

Rogue One sembra essere nato con l’intento di fornire uno sguardo più ravvicinato alla Ribellione. Malgrado ciò, la storia è ben lungi dall’esplorazione di un qualsiasi aspetto narrativo. Al contrario, la sensazione è quella di trovarsi all’interno di un videogioco. Rogue One non espande, bensì replica e ammicca, e si tiene ben lontano dal rischio di spingersi nel futuro, verso frontiere che potrebbero risultare non gradite. La storia segue le vicende di Jyn, figlia del creatore della Morte Nera, reclutata dall’Alleanza per assemblare una squadra di spie e rubare i progetti dell’arma. Certo, il film fornisce da subito una squadra di nuovi personaggi. Ma nessuno di loro è lontanamente esplorato. Jyn è una ragazza alla ricerca della propria identità, un ariete battagliero attratto da un opposto senso di bilancina giustizia, ma la questione della sua ricerca e del suo vero carattere è lasciata sullo sfondo. Lo stesso vale per la sua squadra, un set troppo numeroso di stereotipi da cartone animato: il robot simpatico, il saggio asiatico cieco, il rude guerriero di colore e persino il latino americano impulsivo.

Il film è tecnicamente incentrato su di loro, eppure la connessione emotiva ad essi resta minima. In breve, un fatto già noto diviene chiaro: non siamo qui per loro. Siamo qui per un viaggio nel passato nostalgico. Per rivivere tutti quegli elementi che già hanno conquistato il nostro cuore in precedenza. I veri protagonisti del film sono infatti una serie di navi, luoghi e personaggi che già conosciamo molto bene. La Morte Nera, gli Stormtrooper, la base dei Ribelli e ovviamente Darth Vader, che torna in tutta la sua gloria, non per essere riscoperto, ma solo per essere ammirato. Di lui, come di tutti gli altri elementi, non ci viene mostrato nulla che già non sappiamo. Come ultima inquietante sorpresa, fa capolino un attore defunto da decenni. Peter Cushing torna in vita grazie alla magia della computer grafica e diviene il simbolo di un film che si spinge a tutto, anche fino alla resurrezione dei morti, per continuare a sfruttare una gloria passata. Tanto che alla fine del film, perfino la giovane Leia viene ricreata in digitale (proprio mentre la vera Carrie Fisher lascia questa Galassia assieme a una legione di fan inconsolabili). Insomma, quello che Rogue One davvero esprime è una nostalgia disperata, piuttosto che una volontà di espandere un’eredità. La Galassia Lontana e i suoi misteri restano inesplorati, così come i suoi nuovi bidimensionali personaggi. Mentre ancora una volta, ci nutriamo dei vecchi miti spolverati per l’occasione. 

Ironicamente, è un prodotto assai meno promettente a dare vita a uno spin-off dignitoso. Se Star Wars tende per natura all’espansione, una saga come quella di Harry Potter è assai più incentrata sul protagonista. Certo, il mondo magico creato da J.K. Rowling è assai variegato, ma il motivo per cui abbiamo continuato avidamente a leggere i suoi libri è per via dell’amore sconfinato verso il fragilmente eroico Harry, un Leone puro di cuore come la sua autrice con cui condivide il compleanno (31 Luglio). Senza di lui, il cosidetto Wizardly World ha poco motivo di esistere. Malgrado queste due opposte premesse, Animali Fantastici è un prodotto diametralmente opposto a Rogue One. Certo, così come Rogue One, l’idea di continuare a sfruttare l’universo narrativo di Harry Potter non nasce da un autore, ma da un’industria che punta al profitto. La differenza è che George Lucas ha ceduto la sua opera a persone che vogliono usarla a scopi di lucro, mentre la Rowling, è rimasta in gioco come sceneggiatrice. La speranza era che l’autrice fosse ancora in grado di usare la sua magia. Speranza non del tutto disattesa.

Prima di tutto, Animali Fantastici è coraggioso. A differenza di Rogue One, questo film ci porta lontano dalle origini. Newt Scamander non è uno studente di Hogwarts, ma anzi un giovane adulto che cerca la sua strada nel mondo reale oltre le mura della scuola, continuando dove Harry ci aveva lasciato. Le sue vicende ci portano nel Nuovo Mondo, in una New York proibizionista dove i rapporti fra Maghi e Non-maghi sono assai poco tollerati. La ricerca della magia celata sotto la superficie del mondo che conosciamo si trasforma qui nella ricerca di uno scopo nella grande città, risuonando nei cuori dei giovani laureati di tutto il mondo, così come la storia di Harry aveva risuonato nel cuore degli adolescenti. Certo, il miracolo e l’unicità di Harry Potter sembrano assai lontani dal ripetersi. Tuttavia, Newt è un personaggio dotato di un cuore. La sua semplicità, il suo imbarazzo sociale, il suo atteggiamento paterno verso le creature di cui si prende cura ci fanno scoprire una figura taurina, un quieto Tasso rosso ben diverso dal focoso maghetto Grifondoro, più modesto, ma assai amabile. I personaggi secondari non sono da meno. La storia d’amore “interraziale” fra il pasticciere e la strega telepate tocca i temi dell’intolleranza e commuove senza sforzo. Ultimo ma non ultimo, un altro grandissimo tema narrativo relativo alla crescita emotiva e alla magia viene esplorato: la repressione di potenti maghi cresciuti in una famiglia babbana terrorizzata da tutto ciò che è diverso. In effetti, non sono tanto le creature magiche ad attrarre la nostra attenzione, ma il tema della paura del diverso in un mondo conservatore e delle conseguenze di tale repressione.

Per il resto, il film è tutt’altro che perfetto. Ma al di là di ogni palese desiderio di sfruttamento finanziario della casa di produzione, essa non è l’autrice di questo film. Il vero cuore è sempre lei, J.K. Rowling, forse meno motivata, ma animata da una sincera volontà. Una volontà che, per nostra fortuna, non è di replica o lucro, ma di novità e arricchimento. Certo, anche Animali Fantastici è ambientato prima degli eventi della saga originale così come Rogue One. Eppure, dove l’uno ci riporta indietro, l’altro ci porta avanti.

In conclusione possiamo affermare che nessuno di questi due spin-off era di fatto necessario, o almeno non così necessario come sarebbe la creazione di un nuovo universo da esplorare. Il problema di fondo di Hollywood resta lo stesso: un atavico terrore per un autentico salto di fede verso nuove storie. Un terrore che ci confina in un mondo potenzialmente ristretto ed eternamente riciclato. Eppure, anche se uno solo di questi due universi espansi sembrava promettere meraviglie ed espansione, mentre l’altro pareva chiuso per sempre, il risultato è stato diametralmente opposto. Questo ci porta alla lezione più interessante che queste prime due variazioni cinematografiche sul tema sembrano averci insegnato. La magia di un mondo fantastico non sta davvero nei suoi elementi, ma nell’occhio di chi li esplora e nella capacità di quell’esploratore di restituirci una visione altrettanto vivida di quell’esplorazione. Senza il desiderio di portare nuova vita e di continuare a seguire il corso dei fiumi che scorrono attraverso quel mondo, universi vecchi e nuovi sono sterili come un pianeta deserto.

Resuscitare i morti non è sufficiente a infondere la vita. La sola cosa che può farlo è l’amore di un vero autore. E la sua sincera volontà di andare avanti anche quando il sistema ci trascina indietro.





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