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FIORI DI BACH : SWEET CHESTNUT LA LUCE ALLA FINE DEL TUNNEL

a cura di Corrado Nieli
 

“Per quei momenti in cui si è colti da un’angoscia tanto grande da sembrare insopportabile. Per quei momenti in cui si ha l’impressione di non farcela più perché anima e corpo sembrano essersi spinti sino ai limiti estremi delle loro possibilità di resistenza. Quando sembra di trovarsi di fronte a nient’altro che distruzione e annientamento”. - Edward Bach -

Alcuni sostengono che Sweet Chestnut, ovvero Castanea sativa, sia stato l'ultimo fiore scoperto da Bach. Non seguirò questo schema, ma ritengo interessante l'associazione che ne scaturisce con quello che, personalmente, ritengo il coronamento del lavoro di Bach, il più spirituale dei rimedi: Mustard. Entrambi questi fiori richiamano un profondo travaglio, una trasformazione interiore, una richiesta dell'Anima di riunirsi al progetto del Sé, una richiesta alla quale non si può dire di no.

Il castagno dolce possiede un tronco massiccio, può raggiungere i 40 metri di altezza ed oltre i 500 anni di età. Cresce spontaneamente fino ai 1000 metri ed è diffuso un po' in tutto il continente europeo, fino in Cina. I fiori femminili sono verdi, quelli maschili sono gialli. Sono entrambi presenti sulla sommità dei rami e si aprono in giugno–luglio.

Lo stato negativo Sweet Chestnut è universalmente considerato il più doloroso in assoluto tra tutti quelli associati ai Fiori di Bach. Ma vediamolo un po' più nel dettaglio.

Chi vive lo stato negativo di questa energia archetipica, si trova in una condizione estremamente difficile da sopportare, è un sofferenza emotiva estrema. Nei casi limite, viene descritto come “il più grande dolore che un essere umano possa sopportare”. L’impressione è proprio quella di aver raggiunto il limite. Un esempio che può dare un'idea,  può essere la passione di Cristo sulla Croce, ovvero una straordinaria sofferenza fisica e spirituale, una profonda e tormentosa afflizione, prima della morte e della successiva rinascita.

In verità, si tratta di un profondo conflitto interiore fra quelle due parti di noi che Bach chiamava Anima (o Sé Superiore) e personalità; che si manifesta con grande agitazione, creando una sensazione di profondo vuoto e forte stress emotivo. Infatti, l'origine di questo stato sembra essere riconducibile all'allontanamento della personalità dalle direttive del Sé. Lo stato si manifesta in un momento di profondo cambiamento interiore ed al conseguente, quanto inevitabile, riallineamento al progetto di vita.

Gli autori Katz e Kaminski descrivono bene il processo: “Attraverso questa intensa sofferenza la personalità si abbandona al Sé Superiore ed è quindi in grado di rinascere. É esattamente in questo modo che la guarigione trasformatrice è possibile...”. In effetti chi soffre di queste pene è, come sempre peraltro, artefice del proprio male; nel senso che la sua personalità si è plasmata su schemi di comportamento, e di vita, totalmente falsati rispetto al proprio progetto di crescita spirituale. Queste personalità hanno sviluppato un sistema di difesa che non consente intrusioni del Sé. É ciò che in Astrologia Psicologica chiamiamo una personalità “fuori progetto”.

Nello stato negativo, saltano gli abituali punti di riferimento, la Scheffer ci offre la suggestiva immagine di un “... paracadutista che tira inutilmente la cordicella del paracadute. Da solo tra cielo e terra...”. Come sempre però, non tutto il male viene per nuocere poiché, il profondo stato di crisi che viene generato, apre una porta, o forse sarebbe meglio dire, abbatte le barriere di un Super-Io (Saturno) probabilmente troppo rigido e “protettivo”, lasciando entrare modelli e valori differenti, attraverso il fiducioso sostegno e la luce dell'intuizione del più rassicurante Giove. Sarà infatti  necessario morire per risorgere dalle ceneri della propria ignoranza. Come in tutti i passaggi, quando il vecchio e conosciuto mondo si sgretola sotto i nostri occhi, ma non è ancora presente il nuovo, l'angoscia esistenziale dello stato Sweet Chestnut la fa da padrone. Il rimedio, con la sua vibrazione, aiuta a fare in modo che il processo si svolga in maniera costruttiva, e non nella degenerazione e nella distruzione totale che ogni grande trasformazione rischia di produrre. Attraverso il percorso della sofferenza e della distruzione delle proprie certezze, la persona arriverà infine a pronunciare le parole: “Sia fatta la Tua Volontà e non la mia”.

Per chi conosce l'Astrologia, la descrizione di Sweet Chestnut ci fa pensare ad un transito di Plutone, in particolare al Sole, e ad aspetti natali di Plutone ai luminari. Nella tradizione astrologica la “buia notte dell'anima”, un senso di profonda pena e disperazione e la perdita di speranze erano associati ad un Saturno negativo. Le istanze dei pianeti esterni (e di Giove) collegati al Sé, sono state tenute fuori dalla vita di quella personalità. E proprio come le chiamate del Sé, i transiti dei pianeti, e quindi le loro chiamate, non ammettono un “no” come risposta. La trasformazione sarà inevitabile e la quantità di dolore sperimentata sarà direttamente proporzionale alla resistenza che verrà opposta alla trasformazione.

Voglio riportare un brano della Scheffer sul rapporto mitologico tra un Saturno negativo e un Giove liberatore che ridona luce e speranza. Credo che sia una eccellente metafora della lotta che, in ognuno di noi, oppone il bisogno di sicurezza e di protezione all'altrettanto intenso bisogno di espansione e conoscenza.

“La mitologia classica racconta che uno stato simile si impossessò del cielo e della terra quando il cosmo era dominato dal vecchio e scorbutico Saturno. Per prevenire chiunque potesse minacciare la sua onnipotenza, divorava tutti figli che sua moglie Rea partoriva. Ma alla fine, la grande dea madre di tutte le creature riuscì ad ingannare quel marito distruttore della vita. Subito dopo la nascita dell'ultimo figlio, Giove, Rea consegna al malvagio Saturno una pietra cucita in una pelle di montone, che egli ingoia immediatamente. Il bambino, nutrito da una capra – un corno di tale capra diventa poi il corno della dea dell'abbondanza, la cornucopia – cresce magnificamente. Ben presto strappa il potere al vecchio Saturno e costringe il divoratore di bambini a vomitare i suoi fratelli, affinché questi possano rendere felice il mondo col loro ingegno. Con la forza dei tuoni e delle folgori, Giove scaccia i cattivi mostri e titani che avevano prosperato durante il dominio di Saturno. Egli pone termine all'oscuro caos e ripristina l'ordine cosmico. Come protettore dell'agricoltura e delle vigne reca a tutti profusa ricchezza e gioia di vivere. Giove è dunque il principio che può metter fine alla scarsità ed al terrore del Saturno negativo”. - M. Scheffer

Per concludere, c'è un aspetto estremamente importante che caratterizza lo stato Sweet Chestnut. Proprio come quando ci troviamo all'interno di un tunnel, dal canale fisico del parto ai tanti passaggi di stato che affrontiamo nella vita, ad un certo punto, iniziamo a vedere la luce del nuovo mondo, nel quale siamo chiamati ad entrare. Anche in una miniera nelle viscere della terra, quando neppure il più tenue raggio di luce è visibile, abbiamo la sensazione che si tratta pur sempre di un transito, di un passaggio che, benché possa apparire totalmente cieco, non può durare in eterno. Per questo, chi vive lo stato Sweet Chestnut negativo, molto raramente arriva al suicidio. Perché, a differenza di stati più passivi, qui si è almeno in parte consapevoli che il tunnel finirà e si rivedrà la luce. Si sopporta il grande dolore della trasformazione con una resistenza attiva e, in fondo in fondo, fiduciosa. Benché si viva un grande senso di impotenza, è possibile percepire che il domani sarà diverso. Si ha fiducia che il dolore finirà, anche se non si sa quando...

E per coloro che, dopo questo lungo viaggio, escono dallo stato Sweet Chestnut negativo, mi sembra lecito arrivare a scomodare  Dante:

 “...per un pertugio tondo; ...uscimmo a rivedere le stelle”.





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