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IL CACCIATORE DI AQUILONI

a cura di Francesco Astore
 
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Potentissima è l’arma che Khaled Hosseini ha sferrato contro l’oscuro nemico, la guerra, un duro conflitto che da lunghissimo tempo ormai sta martoriando il suo Paese, quell’Afghanistan remoto e montuoso, aspro  e riarso crocevia tra India, Iran, Russia e Cina.

Potentissima la sua arma, poiché sofisticata, elusiva, ma così efficace, così strategica: arma che apre un varco di sensibilità nelle coscienze, introduce lame di riflessione dolorosa, di ribellione, di pianto.

E’ l’evocazione lirica usato da Hosseini quest’arma vigorosa, singolare strumento musicale che combatte contro il clangore assurdo dei raduni militari, è la poesia contro la folle crudeltà dei massacri, la bellezza della narrazione contro la bruttura della distruzione, il verso cantato dai poeti contro il passo intermittente e cadenzato dei signori della guerra.

 

Il primo romanzo dello scrittore afgano, uscito nel 2003: Il cacciatore di aquiloni, è uno straordinario caso letterario pubblicato già in almeno 12 paesi, è il racconto della sua patria tormentata vista attraverso gli occhi di due bambini che sperimentano il calore dell’amicizia nei primi anni ’70, quando l’Afghanistan era ancora pacifico e le varie diverse etnie riuscivano a convivere tra loro. Dopo l’invasione sovietica (1979) e l’avvento dei talebani fino ed oltre l’11 settembre, la narrazione trova l’occasione di diventare, come molti hanno affermato, “epica”, di tracciare “il percorso lungo la storia”, negli ultimi tumultuosi 30 anni del popolo afgano. 

 

L’esperienza umana di Khaled Hosseini si intesse già come la trama di un romanzo e, non a caso, coincidenze stupendamente autobiografiche si snodano all’interno della composizione letteraria.

Nella biografia ufficiale dello scrittore troviamo Hossein Khan, un hazara, a cui egli insegnò come leggere e scrivere (la lingua degli hazara è il “farsi”, tipo di persiano moderno parlato in Iran).

A questo sentimento amicale si ispirerà il nostro romanziere componendo la storia dei due ragazzi, Amir e Hassan.

Amir è il bambino più fortunato che gode di una condizione di privilegio, Hassan invece è l’hazara, il servo; condivideranno insieme i giochi e gli studi, l’interesse vivido per il circostante tipico degli adolescenti. Il protagonista svelerà poi, in un lucido processo di ricostruzione del passato (ha anche il sapore di una confessione amara) le bassezze compiute da lui stesso nei confronti del povero Hassan, bambino e uomo che tanto più nobile e spiritualmente evoluto apparirà, dall’inizio alla fine del romanzo.

 

Impossibile che il cinema non cavalcasse l’onda di un successo così platealmente apprezzato: arriva così in questa primavera sugli schermi la storia dei due ragazzi che giocavano con gli aquiloni e le cui vite si uniscono e si spezzano, per poi ricomporsi idealmente alla fine in una simbolica traiettoria di aquiloni, che ricongiunge padri e figli, quasi in un’anima sola, deviati e spinti dal vento di un fato indifferente, impietoso.

 

Come per il protagonista del suo romanzo, in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1980, la famiglia dello scrittore si trasferisce negli Stati Uniti (in California) dopo aver chiesto ed ottenuto asilo politico: qui comincia una nuova esistenza, lo stesso Hosseini diverrà medico. Nel 2006 ottiene di lavorare come inviato degli Stati Uniti per l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, una delle principali organizzazioni umanitarie e nel 2007 fa venire alla luce il suo secondo romanzo, autentico, piccolo capolavoro: Mille splendidi soli, incentrato questa volta sulla tragica condizione femminile in Afghanistan e dedicato emblematicamente “a ogni donna dell’Afghanistan”.

 

Tutto nel Tema Natale di Khaled Hosseini (Kabul, 4 – 3 – ’65, sia pur privo dell’ora di nascita), rimanda al suo irripetibile vissuto di uomo e alla sua innegabile creatività artistica. 

Sole, Mercurio, Venere, Saturno (e molto probabilmente anche la Luna) si trovano nel profondo, lirico, compassionevole segno dei Pesci, dando così ampia dimostrazione di come si declinino le modulazioni di una genialità oceanica, ansiosa di travolgere confini, barriere, di arrivare a inondarci impetuosamente.

A questi corpi celesti acquatici si contrappongono tre pianeti violenti e dominatori (Marte, Urano, Plutone) nella conformistica e terrena Vergine, scatenando una tempesta, provocando un drammatico urto, un botto, uno scatenamento di tensioni irrefrenabile.

Hosseini mette in scena nei suoi romanzi la disperante urgenza e insieme l’impossibilità, da parte dei protagonisti, di porgersi aiuto reciproco, di difendere i deboli, per una stringente necessità di adeguarsi continuamente al drammatico mutare delle circostanze, “voltare le spalle” a ogni cedimento di sensibilità e tenerezza.

La dinamica impotente di un Sole Pesci (personalità emotiva e sensibile) opposto a Plutone (voglia di rinascita), a Urano (agire concreto e costruttivo) e più largamente a Marte (violenza) parla proprio di quanto penoso sia stato per l’uomo Hosseini non potersi muovere concretamente per dare una mano quando e come avrebbe voluto.

 

In questo conflitto di forze planetarie leggiamo la debolezza morale e fisica del protagonista del romanzo più famoso, Amir nel Cacciatore di aquiloni, che non riesce a ribellarsi alla realtà, che non può incidere con la forza del suo Io, almeno inizialmente, su quanto verrà compiuto ai danni del suo amico Hassan.

Marte e Mercurio si fronteggiano a 180° esatti tra Vergine e Pesci, dando la dimensione di un rapporto forte, quasi viscerale, avuto con un amico, un compagno di giochi durante l’adolescenza, rapporto obbligato a superare le violente costrizioni dei vicini e le repressioni del sistema sociale nel suo insieme.

Facile osservare come Hosseini abbia potuto attingere direttamente da una esperienza personale così autentica (il violento distacco da un amico) le vicende dei suoi personaggi. 

 

Colpiscono, appunto, anche visivamente, come spade lancinanti, le opposizioni tra i Pesci e la Vergine, segni che corrispondono all’asse della convenzione (Vergine) e del superamento della stessa (Pesci). Asse del condizionamento sociale in una serie di comportamenti ufficiali, ritenuti normali, come la suddivisione della società in caste, di schiavizzare altri esseri umani (Vergine – Casa Sesta) e del superamento del condizionamento stesso, svincolandosi dalle convenzioni, strappando il velo delle apparenze, “vedendo” l’eguaglianza tra esseri umani, comprendendo e accogliendo il diverso da sé (Pesci – Casa Dodicesima).

Nettuno in Scorpione riesce ad operare il miracolo di uno stupendo riscatto che si realizza attraverso i frutti dell’intelligenza e dell’arte, traducendosi idealmente nel romanzo attraverso il coraggioso incontro del figlio di Hassan col protagonista, Amir.

Il pianeta della metamorfosi forma uno spettacolare trigono al martoriato Sole in Pesci, donandogli così un’occasione unica di trasformazione e di evoluzione.

 

Impossibile non notare come Urano, appena entrato nel segno dei Pesci nel 2003 fa conoscere Hosseini al mondo e nel 2007, col suo secondo romanzo, lo fa apprezzare ed amare di più.

 

In Mille splendidi soli si racconta di donne, del burka, del loro inferno fisico e mentale, delle devastazioni del corpo e dell’anima che son costrette a subire.

Eppure in tutto questo c’è ancora spazio per l’autenticità dell’esperienza affettiva, per l’amicizia, la condivisione, l’umorismo, la saggezza, la contemplazione per la natura in cui queste donne riescono a compenetrarsi, di cui riescono a far parte.

Il segno del Cancro (la cura e la protezione del debole, la condizione dei bambini e delle donne, in generale dei soggetti oppressi dalle prepotenze del patriarcato, la solidarietà che si instaura tra le vittime) anche se in apparenza vuoto, è in questo Tema Natale, super beneficato, testimoniando come la difesa dell’oppresso risulti d’importanza capitale per Hosseini e diventi il tessuto connettivo della sua vis narrativa.

 

Resta l’impossibilità di fruire felicemente delle gioie di una terra nutrice, davvero materna, l’alienazione da un habitat amato invece, è contenuta nell’opposizione tra il fiducioso Giove nel Toro e il nomade Nettuno nello Scorpione, segni deputati rispettivamente all’insediamento nella propria terra d’origine e alla possibilità di venirne proiettati fuori, di far fiorire il seme nel fertile grembo e di uscirne per seminare altrove.

Giove in Toro (il radicamento nel territorio d’origine, gli usi, i costumi, i cibi di una popolazione) in aspetto benefico di sestile al Mercurio Pesci, è la magia della scrittura che ci fa scoprire la Kabul di Hosseini, ci immerge nell’ambiente più genuino, più umano delle sue strade, ci fa respirare dolcemente le atmosfere quotidiane della città, sentire gli odori dei cibi aromatizzati di spezie, assaporare la gentilezza, la signorilità, l’ospitalità di un popolo intero.

 

Ci svela infine la passione per la sua patria, esemplificata nell’Ode a Kabul, canto d’amore per una città, leit motiv del suo secondo, bellissimo romanzo: “Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, /né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi/ muri”.





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