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GIOCARE E RIDERE: LE COSE CHE AIUTANO A VIVERE

a cura di Lidia Fassio
 

Un tempo si sentivano gli anziani dire “ridere fa buon sangue” ed in effetti, pur nella frugalità della vita contadina si ricavava del tempo per stare insieme e per raccontare aneddoti divertenti che avevano lo scopo di far ridere e di sdrammatizzare un po’ la realtà che era molto pressante. Anche le domeniche, soprattutto quelle primaverili ed estive erano generalmente giornate molto gioiose, si cantava e si ballava e, c’era quasi sempre qualcuno che suonava uno strumento ma, la caratteristica principale, consisteva nello stare insieme e nel divertirsi.

Oggi si sono ridotte di molto le occasioni per “stare insieme” poiché, si è sempre di corsa, c’è sempre più stress e quindi non c’è tempo per incontrare gli altri e, soprattutto, quei pochi spazi che riusciamo a ricavarci, vengono reclamati dalla tirannia della televisione che soppianta qualunque rapporto umano.

Così, si finisce per non stare mai “insieme” ma al limite per “fare qualcosa insieme”.

 

L’umorismo è una parte importantissima della vita ed è sicuramente uno dei tanti talenti mercuriali: questo pianeta infatti è legato proprio alla parte della vita in cui tutto viene preso in modo leggero: Ermes è rappresentato come un bambino all’incirca di sei sette anni, un’età in cui l’importanza del gioco e del divertimento – che tra l’altro sono due componenti dell’intelligenza - è prevalente su tutto il resto. A questa età si passa parecchio tempo con i compagni, si gioca moltissimo e si comincia ad apprezzare il gusto dell’ironia e del ridere. Non solo, ma è anche provato che, attraverso il gioco si può imparare qualsiasi cosa.. anche la più ostica; l’importante è che il bambino non si annoi e possa così mantenere accesa la sua “attenzione”.

Tuttavia, non possiamo non prendere in considerazione l’archetipo di Giove che può fare molto dal punto di vista dell’ottimismo che è fondamentalmente uno stato d’animo che provano le persone fiduciose che credono in sé stesse e nella vita.

 

Come sempre, le cose “dimesse” vengono poi rivisitate e così, da un po’ di tempo negli ambienti medici e scientifici si è diffusa la notizia che ridere fa bene, che quindi, non solo “fa buon sangue” come dicevano i nostri nonni, ma pare sia una modalità efficace per rinnovare e rinvigorire il nostro sistema immunitario e per agire sulla possibilità di rendere più attive e vitali le nostre cellule. Ridere quindi, non agirebbe solamente sul nostro “umore” come abbiamo sempre pensato, ma è una vera e propria terapia che aiuta a risanare il nostro organismo.

 

Indubbiamente è molto interessante il fatto che la medicina psicosomatica riconosca oggi in modo chiaro  quello che da sempre si credeva appartenere unicamente alla credenza popolare. In ogni caso, bisogna comunque dire che non era solo il popolino a pensare che l’ottimismo, il ridere e una vita serena fossero  positivi per la salute, poiché anche autorevoli medici dell’antichità ritenevano che il riso fosse molto benefico per la salute.

 

Ci sono ricerche molto accreditate che sostengono che un’ora al giorno di riso, che può essere stimolato guardando un film comico o una commedia brillante, può aiutare un soggetto che ha forti dolori a diminuire la dose di antidolorifici poiché il riso  è in grado di cambiare totalmente la percezione del dolore.

Sembrerebbe dunque esatto dire che ridere aumenta la resistenza e la tolleranza al dolore, però i dati sembrano anche evidenziare che ridere potenzia anche gli effetti cognitivi.

 

Ridere è strettamente connesso ad emozioni quali serenità e felicità, quelle per intenderci considerate positive e superiori, quelle che Assagioli considera tra le “esperienze di vetta”; le emozioni hanno la peculiarità di produrre subito cambiamenti fisici ed hanno un impatto molto forte sul sistema immunitario oltre che su quello nervoso: ci sono teorie che sostengono che mentre il pessimismo conduce con facilità alla malinconia e alla depressione che, a loro volta, interferiscono prepotentemente sulla resistenza del sistema immunitario alle malattie e alle infezioni, l’ottimismo e la speranza conducono invece ad una maggior forza nella lotta dell’organismo contro le malattie, oltre che permettere sicuramente di vivere meglio guardando al futuro con fiducia.

 

Ci sono studi che sostengono che il riso fa aumentare velocemente il numero dei linfociti ed è per questo che bisognerebbe lasciare andare la cattiva abitudine di essere sempre arrabbiati e di “farsi sangue amaro”, altro termine colto con molta acutezza dagli antichi.

 

A volte basterebbe soffermarsi a pensare a come si è entrati dentro a schemi che ci fanno vivere molto male poiché inducono a essere sempre in uno stato di vigilanza e di tensione; se ci si osserva, con un po’ di sforzo,  questi schemi ripetitivi ed automatici potrebbero essere modificati.

 

Le emozioni hanno sicuramente una grande funzione adattiva per la nostra psiche, tuttavia, quando diventano automatici, si cronicizzato in “pattern” che attivano reazioni negative; è proprio allora che  sarebbe opportuno fare mente locale cercando di vederle in azione in modo da poterle correggere.

In questo caso sarebbe opportuno lasciar andare le emozioni negative quali risentimento, rancori, stati di malinconia e depressione, avventurandosi gradualmente verso quelle che possono migliorare di molto il nostro approccio alla vita.

 

Passare una serata a ridere di gusto può dunque essere positivo per la nostra salute: Peter Berger nel suo libro “homo ridens” oltre a sostenere che il riso fa bene, afferma che la comicità ha una funzione “trascendente” perché propone una dimensione diversa, fuori dal normale e, dunque, un forte momento di creatività. La dimensione umoristica consente per un attimo di vedere un mondo senza sofferenza e proprio per questo è in grado di attivare un forte senso di consolazione.

Tra le altre cose è provato che il riso è contagioso e produce una sorta di reazione a catena in cui tutti ridono e lo fanno involontariamente: a volte il riso può diventare addirittura irrefrenabile; purtroppo però queste modalità sembrano appartenere solo all’infanzia e all’adolescenza; quando si diventa adulti si comincia a pensare che ridere non sia serio e quindi pian piano cominciano a diminuire di molto le occasioni per farsi delle sane risate.

 

Ci sono anche studi sulla personalità che si basano sul modo di ridere e su ciò che induce una persona al riso: in pratica una sorta di “dimmi come ridi e ti dirò chi sei”; una prima divisione sembra essere tra gli estroversi e gli introversi : i primi amano battute semplici, un po’ grossolane, magari a sfondo sessuale oppure goliardiche; tra l’altro amano fare e ricevere scherzi ma sono poco inclini all’autoironia; i secondi invece sono più sofisticati e quindi si servono di un umorismo più complesso; sono sarcastici, riflessivi colgono le incongruenze a livello cognitivo e sono interessati al grottesco e all’assurdo a volte diventano troppo realisti.

 

Sembrerebbe però che oltre a questa divisione vi sia anche quella tra gli estroversi e gli introversi a loro volta stabili o instabili emotivamente, per cui gli estroversi stabili godono con facilità del riso rispetto a quelli instabili; mentre gli introversi instabili sembrerebbero essere quelli più difficili da contagiare con le risate perché sono anche i più inclini a chiudersi in sé stessi.

Se non si conosce bene una persona, sapere cosa smuoverà la sua risata può fornire buone indicazioni sul tipo a cui appartiene.

Un altro fattore importante riguarda l’intelligenza; se non c’è una buona intelligenza c’è un minor senso dell’umorismo, proprio perché è più difficile cogliere le sfide cognitive per cui vengono di molto ridotte le occasioni di stimoli comici.

C’è chi sostiene che dal tipo di umorismo si può addirittura dedurre se una persona è conservatrice oppure  aperta al nuovo.

Insomma, il riso è qualcosa di estremamente interessante sia dal punto di vista della salute, sia dal punto di vista dell’identità e dunque, sarebbe meglio abbandonarsi ad esso, almeno di tanto in tanto.

 

Una ricerca di Paul Ekman del dipartimento di Psichiatria dell’università di San Francisco pubblicata su “Scienze” conferma che le emozioni positive si traducono effettivamente in un cambiamento di stato del corpo e della mente, poiché vengono liberati ormoni, endorfine, neuropeptidi e trasmettitori che informano tutto lo psicosoma. La ricerca sottolinea anche che gli stessi identici risultati si verificano anche in caso di simulazione; in un certo senso, il cervello può essere “ingannato” anche da raffigurazioni simboliche di emozioni e pensieri positive e prodursi negli stessi cambiamenti.

 

A livello astrologico, possiamo dire che il simbolo che più si lega alla capacità di adattamento e che ha una natura ottimista è Giove, pianeta del Sagittario che tende a far sperare nel futuro e a dare il giusto peso alle cose; i veri “gioviali” elaborano e fanno esperienza senza arrovellarsi troppo la mente e la vita per cui, se hanno una occasione di farsi due sane risate, non disdegnano e amano particolarmente passare qualche ora a “ridere” e  non pensare.

In ogni caso possiamo sicuramente dire che i gioviali.. in genere hanno capito forse più di altri che la vita in fondo è più semplice di quanto la facciamo noi e  tendono, quando possono, a renderla leggera.

 

I segni  che invece hanno un  senso dell’umorismo molto più raffinato e sofisticato, sono sicuramente  Scorpione e Capricorno che possono annoverarsi tra quelli più sarcastici, pungenti ed anche dissacranti e realisti.

Sicuramente lo Scorpione può essere invece grottesco con uno sfondo di “noir”, mentre il Capricorno è   realista e dissacrante: tutti e due i segni sono inclini all’autoironia che in fondo è il gusto di prendersi un po’ giro e di sdrammatizzare.

Certo, per questi segni bisogna dire che la combinazione Mercurio, Plutone e Saturno è sicuramente tra le più interessanti per dare una visione particolare del mondo, diversa però dalla semplicità e dall’ottimismo gioviale.

 

I Gemelli e i mercuriali in genere hanno un vero e proprio gusto per il divertimento e l’ironia, sono pungenti, perspicaci, critici ed estremamente intelligenti quindi colgono sull’attimo incongruenze e sono facilitati nel vedere negli altri le défajances per poi farne oggetto di scherzo ma questo può non corrispondere ad un senso di “benessere” interno; perché sia tale occorre che mantengano intatto il legame con il loro “bambino divino” che è il solo che può invece garantire una visione leggera e piena di “benessere”; anche la Vergine, altro segno mercuriale, può avvalersi di un buon senso dell’umorismo; è autoironica e in genere preferisce prendersi in giro da sola quasi per anticipare ed evitare l’ironia altrui; in ogni caso, la Vergine resta uno dei segni più facilmente pronti a cogliere con estremo senso critico errori ed imperfezioni, sia dentro di sé che negli altri, ma dietro alle vergini in genere vi è sempre stipato un po’ di stress e raramente c’è ottimismo.

 

Vorrei precisare però che un conto è il “ridere” dei gioviali che cercano di “godersi” veramente quelle occasioni che possono permettere di allontanare, almeno temporaneamente, dallo stress e dalla complicazioni, un altro invece è il discorso dello humor dei segni mercuriali, saturniani e plutoniani che, non sempre, si accompagna ad una vita leggera e semplice; in molti casi questi soggetti hanno un gran senso della dissacrazione e del realismo, ma per contro, questo non sempre li aiuta a vivere meglio, anzi, a volte li rende invece eccessivamente melanconici.

La ricerca di cui si tratta tende a sottolineare il valore del ridere che scioglie le tensioni e che aiuta a coltivare l’ottimismo, piuttosto che l’ironia dissacrante che è sempre sintomo di una sublimazione dello stress marziano.

 

Anche l’astrologia ha da sempre collegato a Giove l’ottimismo e la capacità di prendere la vita con una “certa filosofia”; eppure noi occidentali – tutt’altro che semplici – siamo riusciti a pensare che il riso sia qualcosa da evitare.

Per qualche motivo legato alla civiltà giudaico cristiana che ha sempre teso a considerare positivi il sacrificio, la serietà e il dovere, il divertimento e il riso, vengono considerati con sospetto; non a caso frasi del tipo “il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi” oppure “ridi, ridi che poi piangerai”, hanno avuto il loro peso nell’educazione delle persone.

 

Il punto, come sempre è riuscire a comprendere che nella vita ci vogliono entrambe le cose: ci vogliono responsabilità e serietà ma questo non esclude che la vita possa avere anche i suoi momenti leggeri che possono generare quel senso di ottimismo tanto utile al nostro viaggio.

 

Questa visione un po’ distorta è quindi da rivisitare per trovare una giusta via di mezzo tra il farsi delle  “risate risanatrici”  -  da notare l’identica etimologia delle due parole – e diventare invece persone sciocche che ridono perché non hanno la capacità di avere una visione discriminante della vita.





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