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LA SEDUZIONE DEL SUCCESSO

a cura di Lidia Fassio
 

Oggi assistiamo ad una vera e propria malattia, chiamata “successo”. In effetti tutti vorrebbero diventare personaggi famosi o persone di successo, riconosciute per strada: una vera e propria febbre.

E’ interessante l’etimologia della parola perché sta ad indicare che una persona diventa “di successo” perché ha fatto qualcosa di importante, nel senso che “è successo qualcosa” nella sua vita e, come conseguenza, diventa una persona che ha un’immagine pubblica, in quanto tutti la conoscono.

 

A contribuire a questa malattia è stata sicuramente la televisione che crea personaggi che sono forgiati e costruiti dal nulla in quattro e quattr’otto per cui molti di noi subiscono questo fascino; in particolare tanti giovani hanno come obiettivo quello di diventare un “personaggio” partecipando a qualche programma televisivo o facendo qualche passerella in attesa di essere “visti” e lanciati.

 

Il mito dell’essere “qualcuno in tv” ha contaminato tutti e sono soprattutto trasmissioni tipo “Veline, Miss Italia o Grande Fratello” a dare l’illusione che tutto potrebbe succedere se solo si riuscisse ad arrivare a partecipare.

Senza dubbio al successo si affiancano il mito dell’immagine e quello del denaro che, in questi casi, vengono visti come facili da raggiungere anche se, in realtà, non è affatto semplice e molte sono le illusioni e le speranze che poi verranno deluse.

 

Spesso il successo sembra la via per arrivare dove si vuole, ma non sempre è tutto oro ciò che luccica; in ogni caso, soprattutto i giovani sono molto sensibili ai modelli del momento che, non sono più i personaggi avventurosi di un tempo, bensì i personaggi televisivi tipici della civiltà dell’immagine e del consumismo.

 

Negli ultimi tempi bisogna anche dire che la cultura si è molto frammentata e, nella maggioranza delle persone è stata sostituita appunto dalle informazioni che giungono dalla  televisione che, ovviamente,  offre di tutto tranne cultura. In effetti, con questo vuoto culturale interno ci troviamo di fronte alla mancanza delle basi più elementari del sapere ma anche ad un profondo senso di sradicamento dai valori importanti e questo va ad incidere profondamente sulla formazione dell’identità dei giovani che, in un certo senso, dovrebbe essere legata alle radici culturali e ai valori e principi della civiltà di appartenenza.

 

Da un punto di vista astrologico spesso la casa decima è stata scambiata come la “casa del successo” ma, in realtà non è prettamente in questi termini che dovrebbe essere intesa, almeno se seguiamo l’astrologia umanistica e psicologica.

 

La casa decima e il segno del Capricorno sono molto più in relazione all’autorealizzazione che indica qualcosa di molto diverso e di più profondo del successo personale riconosciuto dall’esterno, qualcosa che, solo in alcuni casi può coincidere con una carriera ma che, quasi sempre, è molto distante.

 

Autorealizzazione è una parola magica che nella psicologica umanistica indica la possibilità di poter esprimere pienamente il proprio potenziale.

Fu Abraham Maslow a parlare per primo di questa possibilità nell’ambito della sua “psicologia della creatività” puntando sulle qualità positive che l’uomo ha dentro e sulle motivazioni. Per Maslow è proprio l’impianto motivazionale a guidare l’uomo verso la sua autorealizzazione.

 

Se consideriamo lo Zodiaco come un codice di lettura universale e come un linguaggio che ci fa comprendere come avvengono e come si sviluppano le cose nell’universo allora possiamo fare delle considerazioni rispetto ai suoi simboli; se guardiamo alla profondità dei contenuti simbolici delle case VIII, IX e X troviamo un  riscontro molto preciso di come dovrebbero avvenire le cose e di ciò che ha espresso Maslow nella sua teoria sull’autorealizzazione.  

 

Possiamo partire dalla disamina della casa ottava che, attraverso le crisi che ci attraversano e che sono generate soprattutto dai transiti di Plutone, ci costringe a trovare le motivazioni autentiche che ci spingono verso una direzione piuttosto che un’altra.

Tutto ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare passa attraverso le nostre motivazioni: se queste sono in linea con il nostro Se’ allora le cose funzioneranno e ci sentiremo bene, pieni di coraggio, di serenità e di energia. Se perdiamo di motivazione ci “deprimiamo” e cominciamo a perdere contatto con la vita in quanto viviamo una sorta di “scollegamento” che ci allontana pian piano da noi stessi;

 

nella casa nona abbiamo bisogno di trovare la nostra “vocazione” e quindi di dare direzione alle nostre motivazioni, orientandole verso ciò che ci interessa e ci può dare gratificazione ma, soprattutto, verso ciò che intuiamo che giunge dall’interno. Spesso utilizziamo la parola “vocazione” ma non sempre è facile contattarla ed individuarla realmente. Per vocazione si intende una voce precisa che giunge da dentro che, dunque, arriva dal nostro Se’ più profondo che ci sollecita a diventare quello che dobbiamo diventare senza derogare troppo dalla via che ci appartiene e da cui non possiamo prescindere. Purtroppo, proprio a causa della troppa pressione che esercitano “successo e denaro”, possiamo trovarci a non seguire la nostra via, ma a preferire strade che sembrano portare più facilmente a risultati di tipo materiale che, pian piano, ci faranno perdere contatto con noi stessi.

Lo Zodiaco sembra ricordarci che solo se rispondiamo pienamente a ciò che il Sé ha in mente per noi possiamo entrare in contatto con le aspirazioni (Giove) che sono una rappresentazione in piccolo di ideali più elevati (Nettuno). Per arrivare a tutto ciò dobbiamo avere un rapporto coerente con i nostri valori e principi; in una parola dobbiamo sentirci “appartenenti ad un contesto più allargato” che ci porterà a percepirci  integrati ed organizzati contro la tendenza dell’Io ad atomizzare e a percepirci come separati dal mondo e dal nostro stesso sé che accade quando l’Io spesso si orienta più verso obiettivi esterni e materiali che non verso quelli più intimi e profondi;

 

solo se saremo in grado di comprendere ed interpretare bene la casa nona potremo allora raggiungere ciò che ci richiede la casa decima che, in sintesi, è la reale possibilità di portare nel mondo reale ciò che abbiamo percepito ascoltando e seguendo la nostra vocazione il che ci permetterà di allineare gli ideali che abbiamo nella nostra psiche ai nostri comportamenti reali risultando così “integri”, ovvero individui veri ed autentici in quanto espressione di autenticità e di verità. 

 

In questo senso possiamo comprendere subito quanto è distante il successo dall’autorealizzazione che contempla in sé motivazioni intime e valori profondi da cui non è possibile prescindere.

 

I drammi della vita moderna possono riassumersi nella mancanza di motivazione e di vocazione che portano le persone a fare lavori e professioni che poco hanno a che fare con il loro essere e che, nel tempo,  giungeranno a disincentivare e a far perdere interesse e desiderio.

In pratica, certi valori di Giove (aspirazioni a migliorare e a trovare strade che aprano a nuove possibilità), vengono utilizzati solamente nel loro lato più funzionale che contempla solo i bisogni di sicurezza materiale (casa II) rispetto a bisogni più elevati che, invece, potrebbero regalare molta più felicità in quanto si verrebbe a coltivare quel vero principio “re-ligioso” che consiste nell’unire i due mondi (coscienza ed inconscio nonchè motivazioni dell’Io e motivazioni del Se’).

 

L’autorealizzazione implica una sorta di autocompimento ovvero la possibilità di dispiegare pienamente il proprio potenziale il che, per Maslow indica:

 

-      realizzare la propria diversità e la componente individuale.

 

Sarà infatti del tutto trascurabile “cosa” si realizzerà bensì fondamentale sarà il fatto che ciò che si realizza sia corrispondente pienamente alla propria natura.

Senza dubbio, tra le caratteristiche che Maslow ha individuato nelle persone da lui studiate in quanto “autorealizzate”, spiccava in modo preciso la creatività che, ovviamente, non ha niente a che fare con il senso artistico ma piuttosto con quegli stati immediati e spontanei dei bambini che sono insiti in ogni essere umano che tuttavia, vengono perduti nell’ambito dell’educazione e dell’inserimento nella cultura imperante.

 

La creatività è anch’essa del tutto indipendente dal fatto che venga o meno riconosciuta dall’esterno ma è piuttosto un’energia interna che spinge l’individuo ad esprimersi nel mondo e a dar vita prima di tutto a sé stesso. Maslow dice che la creatività è una pulsione superiore che, oltre a garantire il soddisfacimento di bisogni fondamentali, è anche un prerequisito per la realizzazione. Per il nostro autore la creatività ha anche uno scopo sintetizzante ed unificante che favorisce la possibilità dell’integrazione e la completezza della persona in quando reca in sé  la possibilità di superare le dicotomie e i dualismi.

Maslow parla di una vera possibilità di elaborazione degli opposti e del conflitto e giunge ad una visione quasi idealizzata della psiche quale magica armonia derivante dall’aver trovato un’integrazione ed un equilibrio tra le parti. A tale proposito riferisce: “…nelle persone in questione l’Id, l’Io e il Super Io sono sinergici e collaborano; non sono in lotta reciproca né i loro interessi sono in disaccordo come accade nelle persone nevrotiche. Così anche l’elemento cognitivo, quelle impulsivo e quello emozionale si uniscono organicamente e si compenetrano”.

In effetti, questo è un primo risultato che possiamo riscontrare nella casa nona in cui l’individuo comincia a mettere insieme le sue parti e a “ri-unirle o, se vogliamo, re-ligerle”.

 

Maslow in questa sua visione “olistica” della persona spiega anche la nevrosi come una patologia derivante  dalla mancanza di motivazioni e di soddisfazioni e dall’eccessiva presenza di desideri frustrati di sicurezza, di appartenenza e di identificazione nonché dalla mancanza di amore, di rispetto e di prestigio.

 

In pratica, per concludere, ognuno di noi dovrebbe orientarsi sempre più verso l’autorealizzazione e meno verso il successo. In effetti, quando siamo autorealizzati siamo sicuramente anche persone di “successo”, magari non nel senso esteriore ma, sicuramente, in quello interiore.

 

In pratica, ognuno di noi ha bisogno di perseguire i “bisogni superiori che sono di accrescimento e di miglioramento” ed in questo consiste la maggior sfida della vita. Anziché restare ancorati alle nostre mancanze e alle nostre zone d’ombra che ci spingono ad imprigionarci dentro a vari tipi di nevrosi, dovremmo abbandonare il senso di deprivazione e, soprattutto, dovremmo evitare di volgerci indietro per non diventare statue di sale come accadde a Sara, la moglie di Lot che, rimanendo prigioniera del suo passato,  finì  per morire pietrificata.

Noi siamo individui in divenire e, quindi, abbiamo l’arduo compito di andare avanti, di scegliere la strada del miglioramento costante che può giungere solamente arrivando a contattare le parti più profonde che, incessantemente, ci “chiamano” ad un riallineamento che aprirà la porta alla vera autorealizzazione.





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