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ARRIVERDERCI, ANDRÉ BARBAULT

a cura di Andrea Benatti
 
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È scomparso nella serata dello scorso 7 ottobre, André Barbault, colui che è considerato l’uomo chiave nello sviluppo dell’astrologia del ventesimo secolo – così come dichiarato nel comunicato stampa della Federazione degli astrologi francofoni (FDAF). L’uomo aveva da poco raggiunto il traguardo dei 98 anni ed era considerato da quasi tutti gli studiosi di astrologia una pietra miliare, una delle più importanti e influenti personalità del settore, fautore dell’analisi astrologica basata su fondamenti scientifici.

Curioso che, come spesso accade, i giorni precedenti il nostro compleanno o quelli successivi siano costellati da eventi di una certa importanza, nel bene e nel male - tesi avvalorata anche da Ciro Discepolo sulla base dei suoi nutritissimi studi statistici in materia. Lo dimostra il fatto che la moglie di Barbault fosse morta la stessa mattina del marito. A riprova che il ritorno solare che avviene in prossimità del nostro compleanno funge veramente da catalizzatore di potenti energie.

André Barbault nacque il 1° ottobre 1921, alle ore 17:00 a Champignelles, Francia. Sole in Bilancia, congiunto strettamente alla Luna, a Giove e a Saturno in Vergine, ascendente in Acquario con Urano in Pesci in prima casa. L’importante stellium in settima, composto anche da Marte e Venere, sottolinea l’importanza fondamentale dell’approccio relazionale e diplomatico, sorretto da sani principi di condivisione e di divulgazione del suo immenso sapere, soprattutto ai colleghi astrologi. I rapporti non erano però sempre esenti da scontri – Marte in settima casa/gli altri opposto ad Urano in prima/l’Io – vedi ad esempio quelli avvenuti con i coniugi Michel e Françoise Gauquelin, con i quali intrattenne una solidale collaborazione, alternata a momenti di conflitto ideologico relativo al funzionamento dell’astrologia.

Iniziò a studiare la materia fin da giovanissimo, nel 1935, arrivando a conoscere e a frequentare Choisnard e altri importanti astrologi francesi dell’epoca quali Néroman e Lasson, passando per Alexandre Volguine  – padre della moderna astrologia attiva basata sullo studio delle rivoluzioni solari, filone sviluppato poi da Ciro Discepolo – fino ad arrivare al belga Brahy, all’inglese Carter e al tedesco Koch. “Ero molto ben introdotto nell’ambiente... Più di cento astrologi hanno già collaborato a “L’Astrologue”, non per niente ho una congiunzione in Bilancia e in VII...” dichiarò in un’intervista rilasciata a Enzo Barillà.

Mercurio in Scorpione in ottava casa, beneficato dal trigono con Urano in Pesci, gli donò quell’intelligenza istintiva e penetrante, profonda e curiosa, animata da uno spirito decisamente anticonformista e attratto dall’insolito, pronto a sondare i risvolti più oscuri della personalità umana utilizzando sapientemente gli strumenti dell’arte di Urania, come lui stesso definiva l’astrologia; non a caso intervistò Jung, allievo di Freud, per la rivista L’Astrologie Moderne, nella quale André disquisiva di astrologia con alcune personalità influenti dell’epoca. Da ricordare che nel suo libro De la psychanalyse à l’astrologie – Dalla psicoanalisi all’astrologia – formulò importanti contributi della psicanalisi presenti in astrologia.

Poco dopo il suo insediamento a Parigi, alla fine della seconda guerra mondiale, divenne vicepresidente del Centre Internationale d’Astrologie di Parigi, nonché caporedattore della rivista L’Astrologue.

Amico delle sfumature, pronto a fornire allo scettico e al detrattore di turno risposte valide alle loro incalzanti obiezioni, amava mettersi costantemente in discussione affermando che “non bisogna attendersi dell’astrologia più di quanto non possa dare”. Ha infatti sempre suggerito ai suoi discenti di avere un approccio fondamentalmente filosofico alla materia, senza lasciarsi sedurre dal voler azzardare previsioni secche in quanto, prima di svolgere una analisi di un oroscopo, premetteva che “tutto è relativo e che nulla è certo”.

Plutone in Cancro è il pianeta più stimolato di tutto il tema dell’astrologo: il trigono con Urano tra prima e quinta casa incrementò la vitalità, l’identità individuale, la fervida creatività che affondava le sue radici in una sottile angoscia del futuro, intensificando al massimo la sua sensibilità. Alla domanda di Barillà “Utilizza per se stesso il suo tema natale, e fino a che punto riesce o meno a trarne profitto?” l’astrologo francese rispose seraficamente “Che domanda! Un astrologo che non si “segue” né da vicino né da lontano attraverso il proprio tema m’inquieta… deve più o meno fare previsioni su se stesso!”.

L’astro è anche il Punto di Talete dell’opposizione che si sviluppa tra Urano in prima e Marte e Venere congiunti in settima, oltre ad essere quadrato ai luminari congiunti, aspetti che sottolineano il suo animo in preda a dubbi costanti, a insoddisfazioni ossessive, a una diffidenza di base che lo portava a prendere le dovute distanze dagli istinti e dalle passioni prima di formulare una tesi o un’ipotesi previsionale.

Se tenessimo le orbite degli aspetti planetari leggermente più larghe di quelle utilizzate di consueto, nel Tema di Barbault si formerebbe una virtuosa figura composta – l’aquilone – costituito da un grande trigono d’acqua tra Urano – Plutone – Mercurio, due sestili di Plutone e di Mercurio rispettivamente con Marte e Venere, e un’opposizione centrale tra questi ultimi due astri e Urano. Configurazione astrologica rara - il cui studio è ancora in corso - che indica un flusso potente di scambio energetico, ma altamente suggestiva se presente nel Tema di una personalità da alcuni considerata al pari di un mistico, di un profeta.

Egli aveva rinnovato il concetto di astrologia mondiale, introducendo la nozione di ciclo planetario e di indice di concentrazione planetaria, tecnica che misura l’allineamento dei pianeti lenti tra di loro e nei confronti del Sole.

La collaborazione con il fratello Armand – anch’egli astrologo – lo portò a individuare nella Rivoluzione Russa d’ottobre del 1917 il diretto riflesso della congiunzione celeste Saturno/Nettuno e, il fatto che nel 1936 all’opposizione degli stessi pianeti si stessero verificando altri avvenimenti storici di rilievo come la guerra di Spagna, i processi di Mosca e il patto anti Komintern, accese nella mente dell’astrologo quella lampadina che sarà la luce guida di tutte le sue indagini in merito. Le più importanti furono raccolte nei volumi Astrologia Mondiale e I cicli planetari nella storia mondiale. Prospettiva astrologica sul XXI secolo.

Secondo Barbault i cicli planetari seguono l’evoluzione dell’umanità: ogni ciclo diventa una sorta di aggregatore di eventi che si sviluppano attraverso le coordinate spazio/tempo. Essi si manifestano in vere e proprie ricorrenze cicliche di un sistema che, secondo la visione della fisica quantistica, assumerebbero un andamento progressivamente elicoidale - perdendo quindi sia la linearità che la circolarità dimensionale.

L’indice ciclico, che si calcola sommando l’angolarità interplanetaria, si dilata con l’espansione di un insieme di cicli ascendenti, mentre si contrae con una maggioranza di cicli discendenti: in sostanza, la società mondiale sarebbe soggetta a queste dilatazioni/contrazioni nel suo complesso percorso di sviluppo storico, scandito dalle congiunzioni che i pianeti semilenti e lenti formano tra di loro nello zodiaco. Interessante, a tal proposito, che l’astrologo tenesse molto in considerazione i pianeti nel loro significato simbolico a prescindere dal segno occupato.

Uno dei suoi più importanti studi riguardarono la storia socio-economica mondiale di questi ultimi anni: la grande frattura del 2010 – la prossima caduta del 2020 – la futura ripresa del 2026. Avremo infatti ben 9 cicli ascendenti su 10, che vedranno un ritorno al potere creativo dell’uomo, scoperte scientifiche consentite dalla tecnologia sempre più sofisticata, oltre che corroboranti spinte solidali, in concomitanza anche del transito di Plutone in Acquario dal 2024.

Il maestro ci ha fornito un’immensa eredità: sta ora ai nuovi studiosi conservare e sviluppare questa preziosa conoscenza.

“Se vuoi prevedere l’avvenire, devi prima comprendere il passato”: grazie André Barbault.




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